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Homo naledi: cervello più piccolo ma simile al nostro

Piccolo ma simile al nostro. E’ il cervello dell’Homo naledi uno dei nostri antenati scoperto in Sud Africa nel 2015 dall’equipe di Lee Berger, di cui faceva parte anche Damiano Marchi, e che ha fatto tremare le basi della nostra origine. La scoperta di un cervello dalla struttura e dalla forma così simile ai suoi parenti più evoluti ha lasciato a bocca aperta i ricercatori, guidati da Ralph Holloway della Columbia University, e riapre la questione dell’importanza delle dimensioni per quanto riguarda il cervello, indicando che forse Homo naledi aveva comportamenti molto più simili a quelli dei sapiens di quanto si pensasse. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

La storia dell’Homo naledi
La scoperta dei resti della specie Homo naledi nel 2015, in Sud Africa, è stata una delle più importanti del ventunesimo secolo per quanto riguarda la storia del genere Homo. Nel 2017 si è stabilito che i reperti risalgono ad un periodo che va da 236.000 a 335.000 anni fa, forse lo stesso in cui emersero in Africa i primi esseri umani moderni. Questo ha lasciato perplessi gli studiosi, che si domandano come sia possibile che Homo naledi sia convissuto con altre specie che possedevano un cervello grande il triplo.

La nuova ricerca suggerisce che il comportamento di questi ominidi forse era determinato più da forma e struttura del cervello che dalle sue dimensioni. I ricercatori hanno esaminato i resti del cranio appartenenti ad almeno cinque individui adulti, su cui sono rimaste impresse le “impronte” lasciate dal cervello: è emerso che l’anatomia era molto simile a quella degli esseri umani moderni, soprattutto per quanto riguarda la corteccia visiva e le aree deputate al linguaggio e alla comunicazione, e quindi probabilmente naledi condivideva con loro alcuni comportamenti.

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