Verso la quinta età: in 10 anni raddoppieranno i supercentenari

“Da qui a 10 anni ci aspettiamo un raddoppio dei supercentenari. Superare i 100 anni era una cosa prima rarissima, ma ormai lo sta diventando sempre meno e questo giustifica l’entrata nell’uso comune del termine Quinta Età”. A commentare i dati Istat sull’aumento dei centenari in Italia è Niccolò Marchionni, ordinario Medicina Interna all’Università di Firenze e presidente della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe).

“Se l’aspettativa di vita massima dell’essere umano è di 120 anni e non sembra modificabile – spiega all’ANSA – stiamo però modificando il numero di soggetti che si avvicinano a quel limite, arrivandoci peraltro in condizioni ragionevolmente buone, ovvero con poche malattie concomitanti, anche in virtù del fatto che si selezionano quelli più resistenti”. Alla base, vi sono cause ambientali, genetiche o un mix. “Tra le condizioni che accomunano supercentenari vi è un’alimentazione con poche calorie, una vita non sedentaria e mantenere relazioni sociali, compreso il vivere a casa propria”.

A crescere, secondo l’Istat è anche il numero dei centenari. “Sono aumentati del 300% negli ultimi 20 anni. Questo trend – sottolinea l’esperto – è coerente con la nostra proposta di spostare da 65 anni a 75 anni la convenzionale entrata nella Terza Età”. La prevenzione e il trattamento delle malattie cardiovascolari hanno avuto un impatto significativo.

“I numeri sono il frutto di una miglior capacità di cura di condizioni molto diffuse come pressione alta e diabete, ma anche di scelte politiche, come l’abolizione del fumo nei locali pubblici. Tuttavia, deve andare di pari passo con una migliore assistenza da parte del servizio sanitario, in particolare di cure a domicilio. Perché chi vive in casa propria vive, in genere, più a lungo”. A parte alcune aree famose per la longevità, come la Barbagia in Sardegna, conclude Marchionni, “il Sud Italia ha un’aspettativa di vita media di un paio di anni inferiore, per diverse ragioni: dalla contaminazione ambientale alla minore capacità di risposta delle strutture sanitarie, ma anche per via di una maggior povertà, che diminuisce l’accesso alle cure”.

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