Un accesso globale ai vaccini anti Covid-19. Il documento di The Lancet

Per garantire un’efficace strategia di immunizzazione globale contro il Covid-19, i vaccini devono essere prodotti su larga scala, a un prezzo accessibile e distribuiti a livello globale in modo che siano disponibili dove necessario e implementati con successo.
La messa a punto di nuovi vaccini non riuscirà a cambiare la situazione finché questi prodotti non verranno messi a disposizione e somministrati in modo tempestivo in tutto il mondo.

In un Health Policy paper, pubblicato dalla rivista The Lancet, un gruppo di ricercatori britannici ha valutato le caratteristiche dei 26 vaccini (i principali candidati contro il Covid-19) e segnalato i potenziali contributi di ciascun candidato all’immunità di gregge, evidenziando i compromessi che i responsabili politici devono considerare quando sviluppano e implementano programmi di vaccinazione.

Olivier Wouters della London School of Economics and Political Science è la prima firma del documento. Commenta: “in meno di 12 mesi diversi produttori sono riusciti a sviluppare, con successo, un vaccino contro il Covid-19; un risultato straordinario”. Ma aggiunge: “la dura realtà è che il mondo ora ha bisogno di più dosi di questi vaccini rispetto a qualsiasi altro vaccino nella storia al fine di immunizzare un numero sufficiente di persone per ottenere l’immunità vaccinale globale. A meno che i vaccini non vengano distribuiti in modo più equo, potrebbero passare anni prima che il coronavirus sia tenuto sotto controllo a livello globale”. Bisogna quindi chiedersi quando questi vaccini saranno disponibili a livello globale, e a quale prezzo.

La maggior parte dei Paesi non ha ancora la capacità interna di produrre rapidamente i vaccini contro il Covid-19 e l’enorme numero di vaccini necessari esercita un’enorme pressione sulle catene di approvvigionamento di materiali come fiale di vetro e siringhe.

Le capacità di produzione dei vaccini sono limitate a una manciata di aree del mondo e vincolate dalle relazioni concordate tra sviluppatori e produttori di vaccini specifici. Gli autori dunque ritornano su un punto già ampiamente trattato e commentato: la necessità di condividere conoscenze, tecnologia e dati con un gruppo più ampio di produttori per produrre più vaccini. Alcuni sviluppatori di vaccini stanno collaborando con produttori in altre regioni, ma i termini di questi accordi non sono chiari su chi decide dove verrà fornito il vaccino prodotto in quella regione, osservano gli autori.
Con grandi quantità di finanziamenti pubblici investiti nei vaccini, gli autori sostengono che i finanziatori dovrebbero incoraggiare gli sviluppatori a condividere la loro esperienza per espandere la produzione globale.

I governi e i gruppi senza scopo di lucro hanno impegnato somme di denaro senza precedenti e l’infrastruttura per produrli su larga scala, con i primi cinque produttori di vaccini che ricevono tra 957 milioni di dollari e 2,1 miliardi di dollari.

COVAX (l’iniziativa globale per garantire l’accesso ai vaccini Covid-19 per tutti i paesi) è stata istituita per evitare proprio ciò che sta avvenendo, ma il nazionalismo dei vaccini potrebbe lasciare COVAX con scorte limitate. “Sulla base di accordi noti, i governi dei paesi ad alto reddito che rappresentano il 16% della popolazione mondiale si sono assicurati almeno il 70% delle dosi disponibili nel 2021 da cinque principali vaccini candidati”, commenta Mark Jit della London School of Igiene e medicina tropicale

COVAX afferma che avrà bisogno di ulteriori 6,8 miliardi di dollari di finanziamenti per raggiungere il suo obiettivo di garantire 2 miliardi di dosi entro la fine del 2021, di cui 1 miliardo di dosi di vaccino per 92 Paesi a medio e basso reddito. “Con ulteriori finanziamenti, COVAX potrebbe competere meglio nella corsa globale per i vaccini”, aggiunge Wouters.
“I vaccini cinesi, indiani e russi, una volta concluse le sperimentazioni di fase 3, potrebbero offrire una speranza alle regioni a basso reddito, consentendo loro di procurarsi dosi abbondanti di vaccini che non sono ancora stati autorizzati nella maggior parte dei paesi ad alto reddito”. Una volta autorizzati dall’Oms, questi vaccini potrebbero anche potenzialmente contribuire al portafoglio COVAX .

C’è poi la questione del prezzo. Senza controlli sui prezzi, è improbabile che i Paesi a basso reddito siano in grado di permettersi o accedere a vaccini sufficienti per proteggere le loro popolazioni. “L’ampio coinvolgimento dei finanziatori pubblici nello sviluppo del vaccino Covid-19 offre un’opportunità per rendere questi vaccini disponibili e accessibili a livello globale. I governi possono insistere sul fatto che, come condizione per ottenere finanziamenti pubblici, le aziende si impegnino a ottenere licenze sufficienti per consentire una produzione globale diffusa, e devono stabilire prezzi accessibili”, osserva Kenneth Shadlen della London School of Economics and Political Science.

Molti Paesi a basso e medio reddito devono anche affrontare notevoli barriere logistiche e amministrative nell’erogazione di programmi di vaccinazione, compresa la presenza di infrastrutture, registri di vaccinazioni e celle frigorifere. Il documento mostra anche sulla base di quali caratteristiche i governi possono decidere quali vaccini si adattano meglio alle loro esigenze. Nei Pesi con risorse limitate, per esempio, sarebbe preferibile l’uso di vaccini monodose che possono essere conservati in frigorifero.

Sarà necessaria una gamma di vaccini contro il Covid-19, e nel lancio e la diffusione di questi prodotti è importante ispirare fiducia nel pubblico (in articoli precedenti di questa rubrica abbiamo visto come, l’anno scorso, un terzo degli abitanti francesi e un terzo degli americani, esitasse all’idea del vaccino).

I nuovi risultati di un sondaggio condotto in 32 paesi sulla potenziale accettazione dei vaccini anti Covid-19 (che ha coinvolto quasi 27.000 adulti), condotto tra ottobre 2020 e dicembre 2020, suggeriscono che in Vietnam (il 98%), in India, in Cina (per entrambe il 91%) , in Danimarca e Corea del Sud (entrambe l’87%), la percentuale di persone che intende vaccinarsi una volta che il vaccino fosse stato disponibile era molto alta.
In Serbia, Croazia, Francia, Libano e Paraguay molte persone (tra il 38 e il 51%) ha affermato invece che non si sarebbe vaccinata.

Bibliografia:

Olivier J Wouters et al., Challenges in ensuring global access to COVID-19 vaccines: production, affordability, allocation, and deployment. The Lancet February 12, 2021DOI:https://doi.org/10.1016/S0140-6736(21)00306-8

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