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Tumore del pancreas: colpire la mutazione per migliorare la sopravvivenza

La via da percorrere per la cura del tumore del pancreas è quella della target therapy: colpire una mutazione genetica per migliorare la sopravvivenza del paziente. Si è parlato anche di questo al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), che si chiude oggi a Chicago, durante la presentazione dei risultati dello studio POLO che sono stati pubblicati in parallelo sul New England Journal of Medicine. Nello specifico, lo studio ha analizzato i casi di tumore del pancreas con mutazioni Brca, riscontrando una sopravvivenza libera da progressione di malattia di 7,4 mesi. Inoltre, a distanza di due anni, il 22,1% dei pazienti trattati non presentava ancora progressione di malattia, contro il 9,6% del gruppo di controllo.

Una cura che rappresenta un grande passo avanti, ha sottolineato anche la presidente dell’ASCO Monica Bertagnolli: “Si è dimostrato che una specifica mutazione di uno o alcuni geni può indicare la via migliore per trattare questa neoplasia. E si tratta degli stessi geni Brca che hanno un ruolo anche per i tumore dell’ovaio e del seno. E’ un risultato meraviglioso, soprattutto per questa categoria di pazienti più difficili da trattare”.

Il tumore del pancreas è infatti uno dei più complessi: “I sintomi sono vaghi, gli screening poco efficaci e per questo la diagnosi precoce è difficile, tanto che solo il 10-15% dei pazienti può essere operato subito. Inoltre – spiega Tortora – la diffusione metastatica è molto veloce. Oggi però stiamo iniziando a capire la biologia di questo tumore e le sue caratteristiche molecolari”. Quello che oggi si è scoperto, è che esistono tanti ‘tipi’ diversi di tumore del pancreas a seconda delle mutazioni geniche e molecolari correlate: si stima che circa il 22-24% di tutti i tumori del pancreas abbiano particolari mutazioni geniche. Andare ad agire proprio su tali mutazioni, affermano gli oncologi, è la via per arrivare a nuove e più efficaci terapie.

Il prossimo passo ora sarebbe l’avvio di un programma compassionevole sostenuto dall’azienda produttrice per garantire ai pazienti con tumore al pancreas metastatico e mutazione dei geni Brca – che si stima siano circa 1.000 l’anno – l’accesso alla nuova terapia, in attesa che il farmaco riceva l’approvazione per l’utilizzo dagli enti regolatori internazionali. Ad affermarlo è il direttore del Cancer Center del Policlinico Gemelli di Roma, Giampaolo Tortora, tra gli autori dello studio. “Confidiamo che dopo la pubblicazione di oggi dei risultati ottenuti dallo studio POLO, ci possa essere in Italia un programma di uso compassionevole per garantire l’accesso al farmaco ai pazienti che ne necessiterebbero – ha sottolineato Tortora – Stiamo avviando contatti con l’azienda produttrice in questa direzione e prevediamo un aumento della domanda da parte dei malati”.  Si può stimare che siano circa 1.000-1.200 i pazienti con tale neoplasia e mutazione dei geni Brca l’anno e di questi, secondo Tortora, almeno 500 potrebbero essere candidabili a ricevere la nuova terapia.

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