Terza dose: ok da Fda per over-65. Italia attende Ema

Mentre in Italia è  partita da alcuni giorni la somministrazione della terza dose di vaccino anti-Covid ai soggetti piu’  a rischio, ovvero i pazienti trapiantati e immunodepressi, ma resta ancora da definirsi l’estensione alla popolazione generale, l’autorita’  statunitense per i farmaci Fda traccia una linea precisa: ha dato infatti oggi il via libera al richiamo con una terza dose utilizzando il vaccino Pfizer per le persone dai 65 anni in su e per quelle fragili. Al momento, l’Agenzia italiana del farmaco Aifa si e’ pronunciata in relazione alle categorie da rivaccinare prioritariamente, ma per una piu’  ampia estensione si attende la valutazione dell’Agenzia europea dei medicinali Ema.    Per la terza dose, chiarisce il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, “si e’  partiti con coloro per i quali la scienza ha gia’  dimostrato che l’immunita’  con due dosi di vaccino e’  appena sufficiente a proteggerli per un periodo di tempo limitato e quindi serve il richiamo. Parliamo di trapiantati o in attesa di trapianto, chi ha tumori, dializzati, quindi categorie ben definite”. I prossimi saranno coloro per i quali la scienza dimostra che “l’immunocompetenza non consente una protezione a lungo termine, ad esempio i piu’  anziani. Poi – sottolinea – sara’  la volta del personale sanitario. Per quanto riguarda il resto della popolazione ce lo dira’  la scienza, ma e’ probabile che l’immunita’  nel tempo tenda a ridursi”. Dunque, anche secondo Sileri e’  verosimile che ci sara’  un richiamo per la popolazione generale, ma “sara’  la scienza che ci dara’ , categoria per categoria, i tempi per le altre fasce di popolazione”. Quella della Fda, rileva inoltre il direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini, e’  “una decisione che riguarda gli Stati Uniti. L’Italia ha preso una decisione che riguarda la dose addizionale per gli immunodepressi e Aifa ha gia’  dato un semaforo verde per gli ultra ottantenni e per gli operatori sanitari. A livello di popolazione generale il resto e’  da definire.

I dati Fda sono stati sottomessi all’Ema, che valutera’  il dossier prossimamente”.    Intanto proprio oggi il ministero della Salute chiarisce che la vaccinazione anti-Covid degli operatori sanitari e’  un “requisito imprescindibile per svolgere l’attivita’ professionale”: deve sussistere inizialmente, ai fini delle nuove iscrizioni all’albo, e deve permanere nel tempo, pena la sospensione dall’esercizio della professione. Pertanto, la sospensione ex lege dall’esercizio dell’attivita’  professionale per la mancata vaccinazione non puo’  che considerarsi come sospensione tout court, e non limitata alle attivita’  a contatto con le persone”.    E intanto arrivano ulteriori conferme dell’efficacia dei vaccini. Secondo un nuovo  studio del Brigham and Women’s Hospital di Boston (Usa), pubblicato sul New England Journal of Medicine, la protezione dal Sars-Cov-2 offerta dal vaccino a mRNA rimane forte a 5 mesi dopo la seconda dose, mantenendo un’efficacia nei confronti di forme gravi, ma anche nei confronti di infezioni con sintomi lievi o asintomatiche. I dati dello studio, tuttavia, sono stati raccolti prima che la variante Delta raggiungesse gli Stati Uniti e quindi non informano completamente su come si comporta l’immunita’  quando il virus cambia.

Un quadro di incertezza che spinge a velocizzare i richiami per i soggetti piu’  fragili, mentre sta per prendere avvio da ottobre anche la campagna di vaccinazione contro l’influenza stagionale.    Ma in merito alla possibilita’ , alla valutazione degli esperti, di un’eventuale somministrazione in contemporanea del vaccino antinfluenzale e la terza dose anti-Covd, i medici di famiglia esprimono qualche perplessita’ . “Attendiamo indicazioni su come procedere per la somministrazione del vaccino antinfluenzale e se questo andra’  somministrato insieme eventualmente alla terza dose del vaccino anti-Covid. Ma potrebbe essere opportuno attendere comunque qualche settimana tra le due somministrazioni”, sottolinea Silvestro Scotti, segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg). “In effetti, ai fini della valutazione di eventuali effetti collaterali legati ai vaccini – spiega – sarebbe buona cosa lasciare un intervallo di qualche settimana. Il rischio della co-somministrazione infatti e’  che, a fronte di eventuali reazioni, sarebbe piu’  complesso identificare una relazione causale rispetto alla tipologia di vaccino usato, ovvero se mettere in relazione la reazione con un vaccino o con l’altro”. A meno che, conclude, “non ci siano evidenze e studi sulla certa non interferenza tra i due tipi di vaccinazione somministrate in contemporanea”.

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