SIDeMaST: la gestione della psoriasi nella donna in età fertile

Nelle donne la psoriasi molto spesso si manifesta prima dei 40 anni, quindi in età fertile. Vivere con questa patologia può essere più complesso per le donne rispetto agli uomini a causa delle differenze di genere e la presenza di unmet needs specifici legati alla sfera della pianificazione familiare. Come gestire la malattia durante la ricerca di un figlio? C’è il rischio di trasmettere la malattia al bambino? Le pazienti possono continuare il trattamento durante l’allattamento? Tutte questioni su cui c’è ancora poca informazione e a cui la letteratura scientifica e le linee guida hanno iniziato a dare risposte alcuni anni fa.

In occasione del 96° congresso SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) si è tenuto il simposio Essere donna con psoriasi: ieri, oggi e domani, organizzato dalla Task Force SIDeMaST che si dedica proprio alla dermatologia di genere.

“Di recente abbiamo iniziato a prendere consapevolezza delle differenze di genere nella psoriasi”, spiega la Prof.ssa Clara De Simone, U.O.C. di Dermatologia, Policlinico “A. Gemelli” IRCCS, Università Cattolica del Sacro Cuore Roma e coordinatrice della Task Force “Dermatologia di genere” SIDeMaST. “La psoriasi insorge più precocemente nelle donne, le pazienti avvertono maggiormente il peso dello stigma correlato alla malattia e sentono con più forza il senso di solitudine e l’impatto negativo della psoriasi sulla qualità della vita. Inoltre, in genere, accedono di meno al trattamento con le terapie sistemiche, in particolare i farmaci biologici”.

La malattia può avere conseguenze negative sul percorso di pianificazione familiare e infatti alcune indagini hanno dimostrato che avere la psoriasi condiziona la scelta delle donne di avere figli. “L’età media della comparsa della psoriasi nella donna è di 28 anni e circa i due terzi delle pazienti sviluppano la malattia prima dei 40 anni, quindi nel pieno dell’età fertile”, continua De Simone. “Le pazienti con psoriasi moderata/grave hanno tendenza ad avere meno figli rispetto alle donne sane della stessa età”.
Diversi studi hanno suggerito che la psoriasi possa essere associata a parti prematuri e ad un basso peso alla nascita per il bambino e la gravità della malattia aumenta il rischio di outcome negativi. “L’evoluzione della malattia nel corso della gravidanza non è prevedibile. Solo la metà delle donne riferisce un miglioramento della psoriasi, mentre l’altra metà riporta un peggioramento della patologia – che peggiora ulteriormente durante il parto – o una sua prosecuzione stabile”.

Negli ultimi anni l’interesse nei confronti delle differenze di genere nella psoriasi e in generale su come gestire la donna in età fertile è aumentato. “Fino al 2017 le linee guida italiane indicavano l’uso dei biologici durante la gravidanza solo in situazioni di necessità e solo se non erano disponibili altri trattamenti, mentre le linee guida del 2022 specificano che una psoriasi non trattata può essere dannosa per il benessere del feto e per gli outcome della gravidanza”, spiega la Prof.ssa Francesca Prignano, Professore associato dermatologia Università di Firenze, Membro del Consiglio Direttivo SIDeMaST e della Task Force “Dermatologia di genere” SIDeMaST. Nelle linee guida del 2017 inoltre non venivano date indicazioni su come trattare la psoriasi nelle donne in età fertile durante la pianificazione familiare, mentre ora viene suggerito l’uso di certolizumab pegol, un anticorpo monoclonale che agisce sul TNF-α, come terapia di prima linea.

“Con la dose da 200 mg di questo farmaco quasi il 50% delle donne raggiunge un PASI90 nel long term e con la dose da 400 mg quasi il 60%. L’aspetto fondamentale è che non si verifica passaggio transplacentare del farmaco e la quantità di anticorpo che può essere ingerita con l’allattamento non è pericolosa per il nascituro”, aggiunge Prignano.

La Prof.ssa Maria Concetta Fargnoli, Professore Ordinario di Dermatologia all’Università degli Studi dell’Aquila, Vicepresidente SIDeMaST e membro della Task Force “Dermatologia di genere” SIDeMaST, osserva: “da diverse Survey che sono state fatte e dalla nostra pratica clinica emerge come molto spesso il dermatologo non discuta con la paziente della pianificazione familiare. È necessario aumentare la consapevolezza della paziente del corso della patologia e informarla dei trattamenti che possono essere assunti in età fertile e anche aumentare la consapevolezza dei dermatologi. Qualche anno fa è nata la Task Force della donna in età fertile promossa da SIDeMaST che ha messo in atto diverse iniziative proprio per raggiungere questi obiettivi”.

 

Le esperte della Task Force hanno pubblicato degli opuscoli, sia per i medici sia per i pazienti, sulla pianificazione familiare nelle donne con psoriasi, e hanno tenuto relazioni ai congressi regionali SIDeMaST sull’argomento. Hanno anche condotto un’indagine per valutare la consapevolezza delle donne sulla malattia in 13 centri. I risultati preliminari presentati dalla Prof.ssa Prignano sottolineano i vari bisogni insoddisfatti e il livello di conoscenza della malattia nelle donne. “Credo che il dato chiave emerso fin ora sia che il 47% delle donne non sa se la psoriasi può peggiorare durante la gravidanza, su questo occorre fare molta informazione”, conclude Prignano.

Sulla base dei risultati della Survey i membri della Task Force hanno proposto al simposio sei progetti per il miglioramento della condizione delle donne con psoriasi in età fertile. Alcuni saranno incentrati sulla gestione terapeutica (in particolare con i farmaci biologici) delle pazienti durante la pianificazione familiare e nel post-partum, altri sull’impatto della patologia nella sfera lavorativa.

 

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