Pinguino imperatore: possibile estinzione entro il 2100

Entro il 2100 potremmo non vedere più neanche un pinguino imperatore. Questa specie simbolo dell’Antartide è infatti a rischio estinzione e nel giro di un’ottantina di anni potrebbe non esserci più a causa dei cambiamenti climatici. A lanciare l’allarme è una ricerca pubblicata su Biological Conservation dai ricercatori del Centro nazionale per la ricerca scientifica francese (Cnrs), che stimano l’andamento delle popolazioni in diversi scenari futuri definiti in base alle alterazioni ambientali e alle conseguenti rotte migratorie degli animali.

Lo studio
Che questi pinguini, i più grandi e pesanti al mondo, fossero minacciati dal rialzo delle temperature e dallo scioglimento dei ghiacci non è una novità. Le ricerche condotte finora, però, avevano ipotizzato una riduzione del 19% del loro numero entro la fine del secolo. I ricercatori francesi sono invece giunti a conclusioni ben più preoccupanti utilizzando un nuovo modello più complesso che considera un numero più ampio di fattori, compreso il modo con cui i singoli pinguini reagiscono al cambiamento climatico migrando verso località più idonee alla loro sopravvivenza.

I ricercatori hanno valutato in particolare la distanza coperta dagli esemplari e i fattori che li influenzano nelle loro decisioni: lo hanno fatto mettendo insieme i dati precedentemente raccolti nell’arcipelago di Pointe Géologie con le immagini delle colonie di pinguini scattate dai satelliti. Dalle simulazioni emerge che nei prossimi vent’anni le popolazioni di pinguino imperatore dovrebbero rimanere stabili, oppure aumentare lievemente nel caso di migrazione verso luoghi più ospitali.

Dopo il 2050, però, dovrebbe iniziare l’inesorabile declino: la scomparsa di habitat ospitali potrebbe cancellare quasi tutti i pinguini imperatore dall’Antartide entro il 2100. Applicare a questi animali la legge americana per le specie minacciate – concludono i ricercatori – potrebbe essere un modo per arrestare la loro ‘marcia finale’.

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