Orecchio sopraffino? Ecco perché

Sentire ogni piccolo rumore; percepire ogni variazione nel tono della voce di chi sta parlando anche ad una certa distanza; non avere alcun problema nel comprendere un dialogo o riconoscere un determinato suono anche in un luogo affollato e rumoroso. E’ il “potere” di chi ha un udito sopraffino e tutto dipende da una coppia di biomarcatori della funzione cerebrale: uno rappresenta lo sforzo di ascolto e l’altro misura la capacità di elaborare rapidi cambiamenti di frequenza. A rivelarlo è uno studio condotto dai ricercatori del Massachusetts Eye and Ear pubblicato su eLife.

Questa scoperta potrebbe portare a progettare test clinici di prossima generazione per la perdita nascosta dell’udito, una condizione che al momento non può essere misurata utilizzando esami dell’udito standard.

La perdita dell’udito può essere causata da diversi fattori, tra cui l’esposizione al rumore e l’invecchiamento. Deriva in genere dal danno alle cellule sensoriali dell’orecchio interno, che convertono i suoni in segnali elettrici o delle fibre nervose uditive che trasmettono questi segnali al cervello.

La perdita dell’udito nascosta, invece, è legata alle difficoltà di ascolto che non vengono rilevate dagli audiogrammi convenzionali: si pensa che derivi dalla connettività anormale e dalla comunicazione tra le cellule nervose nel cervello e nell’orecchio, non nelle cellule sensoriali che inizialmente convertono le onde sonore in segnali elettrochimici. I test dell’udito convenzionali non sono progettati per rilevare questi cambiamenti neurali che interferiscono con la capacità di elaborare i suoni e la nuova ricerca potrebbe portare all’elaborazione di nuovi test in grado di rilevare anche queste anomalie.

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One Thought to “Orecchio sopraffino? Ecco perché”

  1. Michela

    Non esiste sono l’audionetria tonale, ma anche la prova vocale che da un’indicazione delle ” connessioni tra le cellule nervose nel cervello”. Anche se è un sito “popular” sarebbe corretto non scrivere stupidaggini…

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