Oceani del mondo: una nuova minaccia dall’industria mineraria

Oro e metalli preziosi come cobalto e indio. E’ di questi ricercati elementi, utilizzati per gli schermi touch-screen degli smartphone, che sono a caccia le industrie minerarie. Il problema è che il “terreno” da “saccheggiare” sarebbero le profondità marine. L’allarme arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Nature ecology and evolution da 120 biologi marini, per tutelare le profondità degli oceani da uno sfruttamento intensivo, su iniziativa del presidente della Stazione zoologica ‘Anton Dohrn’, Roberto Danovaro.

Le profondità marine sotto i 200 metri rappresentano il più vasto e meno esplorato tipo di ambiente terrestre. Oltre a ospitare tante specie rare, uniche o sconosciute, custodiscono molti metalli preziosi. “Il problema è che ciò avviene in un’area pari al 50% dell’estensione del pianeta, di solito fuori dalle acque territoriali, su cui è assente la giurisdizione dei singoli Stati e non c’è alcuna regolamentazione”, rileva Danovaro. “Senza un chiaro protocollo internazionale condiviso che ponga delle regole – aggiunge l’esperto – si rischia il Far West”.

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