Nervo ottico rigenerato grazie alla terapia genica. Nuove possibilità di cura per il glaucoma

La terapia genica mette il turbo alla proteina ‘protrudina’ stimolando la riparazione delle fibre nervose danneggiate e proteggendole dalla morte. Risultato: la rigenerazione del nervo ottico. A riuscirci, in provetta, sono stati i ricercatori dell’Università di Cambridge. Lo studio, pubblicato su Nature Communications, potrebbe aprire la strada a nuove terapie contro una delle più importanti cause di cecitaà al mondo, il glaucoma, indicando nuovi scenari perfino per il trattamento delle lesioni spinali.

“I neuroni del sistema sistema nervoso centrale – spiega la ricercatrice Veselina Petrova – hanno una limitata capacità di ricrescere perché maturando perdono la possibilità di rigenerare i loro prolungamenti”, cioè gli assoni su cui viaggia l’impulso nervoso. “Questo significa che le lesioni al cervello, al midollo spinale e al nervo ottico possono avere conseguenze permanenti”.

Per cercare una soluzione, i ricercatori hanno deciso di usare il nervo ottico come modello sperimentale: lo hanno coltivato in laboratorio e poi hanno danneggiato le sue fibre con un laser, osservandone la reazione al microscopio. In questo modo hanno scoperto che aumentando la produzione e l’attività della protrudina si può potenziare la rigenerazione nervosa in poche settimane. La proteina si trova infatti in un organello della cellula (il reticolo endoplasmatico) che fornisce i materiali per la riparazione: il compito della protrudina è favorire il trasporto di questi elementi verso il sito da ricostruire.

Per dimostrare l’efficacia di questa terapia genica contro il glaucoma, i ricercatori hanno prelevato una retina completa dall’occhio di un topo e l’hanno fatta crescere in laboratorio. Di solito, in queste condizioni, la metà dei neuroni della retina muore entro tre giorni, ma grazie alla terapia genica è stato possibile salvarli. “E’ però importante ricordare – sottolinea Petrova – che questi risultati dovranno essere confermati da ulteriori studi per capire se potranno portare a terapie davvero efficaci nell’uomo”.

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