Mieloma multiplo recidivato e refrattario, ok CE a talquetamab

La Commissione europea ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata per talquetamab in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario che abbiano ricevuto almeno tre linee di terapia precedenti, compresi un agente immunomodulante, un inibitore del proteasoma e un anticorpo anti-CD38, e che abbiano mostrato progressione della malattia durante l’ultima.

Talquetamab è un anticorpo bispecifico in grado di riconoscere il recettore CD3, espresso sulla superficie delle cellule T, e il GPRC5D (G-protein coupled receptor family C group 5 member D), un nuovo bersaglio terapeutico espresso sulla superficie delle cellule del mieloma multiplo e dei tessuti duri cheratinizzati, con un’espressione minima o nulla, sulle cellule B e i loro precursori.
Il  farmaco è approvato sotto forma di iniezione sottocutanea con frequenza settimanale o ogni due settimane (Q2W), dopo una fase iniziale di incremento della dose.

“Con il progredire della malattia e il susseguirsi delle terapie, il mieloma diventa sempre più difficile da trattare, con periodi di remissione via via più brevi – osserva Maria-Victoria Mateos, Medico Consulente in Ematologia, Ospedale Universitario di Salamanca – L’identificazione del GPRC5D come nuovo target terapeutico ha mostrato risposte profonde. Inoltre, a differenza di altri target per il mieloma multiplo, la sua espressione sulle cellule del sistema immunitario è limitata, fornendo un nuovo importante approccio per colpire questa malattia così eterogenea”.

Lo studio MonumenTAL-1
L’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata è stata supportata dai risultati dello studio di fase 1/2 MonumenTAL-1 (fase 1: NCT03399799; fase 2: NCT04634552), che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di talquetamab in pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario. I dati più aggiornati dello studio sono stati presentati ai Congressi annuali dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e della European Hematology Association (EHA) che si sono tenuti a giugno di quest’anno.

I pazienti arruolati nello studio (gruppo Q2W con somministrazione ogni due settimane di 0,8 mg/kg: n=145; gruppo QW con somministrazione settimanale di 0,4 mg/kg: n=143) avevano ricevuto una media di cinque linee di terapia precedenti (range 2-17) e hanno mostrato tassi di risposta globale (ORR) significativi per entrambe le dosi.

A un follow-up mediano di 12,7 mesi, il 71,7% dei pazienti trattati alla dose Q2W 0,8mg/kg e con risposta valutabile ha raggiunto una risposta (intervallo di confidenza CI 95%, 63,7 – 78,9), il 60,8% dei pazienti ha raggiunto una risposta parziale molto buona (VGPR) o migliore e il 38,7% ha raggiunto una risposta completa (CR) o migliore.

A un follow-up mediano di 18,8 mesi, il 74,1% dei pazienti trattati alla dose QW 0,4mg/kg con risposta valutabile ha raggiunto una risposta (CI 95%, 66,1 – 81,1); il 59,5% ha raggiunto una VGPR o migliore e il 33,6% ha ottenuto una CR o migliore. Le risposte si sono dimostrate durature; la durata mediana della risposta invece non è stata raggiunta nel gruppo 0,8mg/kg (CI 95% 13 – non stimabile NE) ed è risultata pari a 9,5 mesi nel gruppo 0,4 mg/kg (CI 95% 6,7 – 13,3).

Si stima che il 76,3% dei pazienti trattati alla dose Q2W 0,8mg/kg e il 51,5% di quelli trattati alla dose QW 0,4 mg/kg abbiano mantenuto una risposta per almeno nove mesi.

Lo studio MonumenTAL-1, inoltre, ha coinvolto 51 pazienti precedentemente trattati con una terapia di reindirizzamento delle cellule T. Questi avevano ricevuto una media di cinque linee di terapia precedenti (range 3-15), tra cui un trattamento a base di un anticorpo bispecifico (35,3 per cento), di terapie cellulari a base di CAR-T (70,6%) o entrambi (6%).

A un follow-up mediano di 14,8 mesi, il 64,7 % di questi pazienti ha raggiunto una risposta, il 54,9% ha ottenuto una VGPR o migliore e il 35,3 una CR migliore.

La durata mediana della risposta è stata di 11,9 mesi (CI 95%, 4,8 – NE), mentre il 62,9% ha ottenuto un tasso di sopravvivenza globale a 12 mesi.

“Grazie alla recente decisione della Commissione europea, medici e pazienti avranno a disposizione una nuova opzione terapeutica pronta all’uso, con un nuovo bersaglio cellulare e con la possibilità di avere un dosaggio ogni due settimane, in un’area in cui vi è un elevato bisogno clinico insoddisfatto”, aggiunge Edmond Chan, Senior Director EMEA Therapeutic Area Lead Haematology, Janssen-Cilag Limited, “Talquetamab ha mostrato elevati tassi di risposta globale nei pazienti pesantemente pretrattati, compresi quelli che avevano ricevuto una precedente terapia di reindirizzamento delle cellule T. Per questo, riteniamo che talquetamab possa rappresentare un’opportunità per i clinici di determinare con maggiore flessibilità e versatilità il regime terapeutico più adatto a ciascun paziente”.

Gli eventi avversi (AE) più comuni osservati nello studio sono stati la sindrome da rilascio di citochine (CRS) (77%; 1,5% di grado 3 o 4), la disgeusia (72%, tutti di grado 1 o 2), l’ipogammaglobulinemia (67%, tutti di grado 1 o 2), e l’onicopatia (56%, tutti di grado 1 o 2).
Tra le infezioni, le più comuni sono state quelle del tratto respiratorio superiore (29%, 2,1% di grado 3 o 4) e le infezioni da COVID-19 (19%, 2,9% di grado 3 o 4).

Nel 29% dei casi è stata riscontrata tossicità neurologica, tra cui la sindrome da neurotossicità associata alle cellule immunoeffettrici(ICANS) (10%, 2,3% di grado 3 o 4). Quest’ultima ha causato la maggior parte (1,1%) delle reazioni avverse che hanno portato all’interruzione del trattamento; nello 0,9 % dei casi, invece, l’interruzione è stata causata dalla perdita di peso. La Food and Drugs Administration americana  aveva già approvato talquetamab ad agosto 2023 nella medesima indicazione.

“Talquetamab è la quinta terapia e il secondo anticorpo bispecifico per il mieloma multiplo ad essere reso disponibile da Janssen. Questo testimonia la nostra ambizione nel continuare a sviluppare il nostro portfolio in questo ambito per renderlo sempre più ricco di terapie innovative e complementari. Ora non vediamo l’ora di portare questa nuova opzione a pazienti e medici”, conclude Peter Lebowitz, Global Therapeutic Area Head, Oncology, Janssen Research & Development.

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