Mappato telescopicamente il tempo atmosferico di un pianeta lontano

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A circa 260 anni luce della terra esiste un pianeta all’incirca delle dimensioni di Giove, ma dalla massa doppia. Noto come WASP-43b, questo enorme pianeta orbita intorno alla sua stella in appena 19 ore, il che significa che i suoi “anni” sono più brevi di quelli della Terra. Questo pianeta rivolge alla sua stella sempre la stessa faccia, proprio come la Luna fa con la Terra, e quindi un lato del pianeta è perpetuamente illuminato, mentre l’altro rimane al buio. Nel lato illuminato, la temperatura raggiunge i 1500 gradi, abbastanza da sciogliere il ferro, ma nel lato oscuro va molto meglio…appena 500 gradi. Un gruppo di ricercatori sta utilizzando il telescopio Hubble per capire in prima istanza come possa essersi formato un pianeta del genere, ma tramite la spettroscopia stanno anche creando mappe dettagliate del tempo atmosferico del pianeta, e stanno stimando quanta acqua è contenuta nella sua atmosfera. La spettroscopia è una metodica di uso frequente nello studio di pianeti lontani: essa implica la dissezione della luce proveniente da un oggetto nei suoi colori di base, il che rivela molto sulle caratteristiche dell’oggetto quali temperatura, massa, composizione in acqua ed altro ancora. Sembra che tutta l’acqua del pianeta sia vaporizzata nell’atmosfera, mentre su Giove essa si condensa in nubi glaciali, ma le sonde spaziali non sono state ancora in grado di penetrare l’atmosfera di Giove, e quindi non si sa molto sulla sua abbondanza in acqua. Inoltre, la maggior parte dell’acqua sugli altri pianeti del nostro sistema solare è intrappolata sotto forma di ghiaccio, il che la rende difficile da studiare, ma dato che su WASP-43b è in forma gassosa, è molto più semplice da misurare. Si pensa che l’acqua svolga un ruolo importante nella formazione dei pianeti giganti, e conoscere la dispersione dell’acqua nell’atmosfera di WASP-43b rivela molto sul modo in cui si è formato. Molti astronomi pensano che corpi asteroidei si siano schiantati su questi pianeti quando essi erano ancora giovani, recando con sé acqua ed altre molecole che osseviamo oggi. (The Astrophysical Journal Letters online 2014, pubblicato il 10/10)

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