Ipertensione a 30 anni, peggiore salute cerebrale a 75

Avere un’elevata pressione sanguigna quando all’età di 30 anni è associato a un peggioramento della salute del cervello intorno ai 75, soprattutto per gli uomini. È la conclusione cui è arrivato uno studio pubblicato su JAMA Network Open da un gruppo di ricercatori dell’Università della California Davis, negli Stati Uniti.

Il team ha confrontato le immagini di risonanza magnetica del cervello di anziani che avevano avuto ipertensione tra i 30 e i 40 anni rispetto a quelli che, in gioventù, avevano avuto una pressione sanguigna normale. Dal confronto è emerso che il gruppo con la pressione sanguigna più elevata in gioventù aveva volumi cerebrali significativamente inferiori a livello regionale e presentava una peggiore integrità della materia bianca, entrambi fattori associati a demenza.

La ricerca ha mostrato, inoltre, che i cambiamenti negativi a livello di alcune regioni del cervello, come la riduzione del volume della materia grigia e della corteccia frontale, erano più marcati negli uomini rispetto alle donne. La differenza potrebbe essere correlata agli effetti protettivi che gli estrogeni esercitano prima della menopausa.

Per realizzare questo studio di confronto, i ricercatori hanno estrapolato i dati da 427 partecipanti allo studio Kaiser Healthy Aging and Diverse Life Experiences (KHANDLE), raccolti dal 1964 al 1985 con due misurazioni della pressione effettuate a 30/40 anni, considerando ipertensione valori pressori superiori a 130/80 mmHg, In questo modo il team ha individuato chi soffriva di ipertensione. Successivamente, tra il 2017 e il 2022, sono state ottenute le immagini della risonanza cerebrale per valutare i biomarker di neurodegenerazione e integrità della materia bianca.

Fonte: JAMA Network Open 2023

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