“Il cervello ai tempi del Covid” – la settimana mondiale del cervello 2021

Da più di vent’anni, ogni anno, la settimana mondiale del cervello è un’occasione per scoprire l’organo più affascinante e misterioso del corpo umano, con eventi organizzati in tutto il Paese. In questo 2021 la campagna di sensibilizzazione promossa dalla Sin (Società Italiana di neurologia) s’intitola: “Il cervello ai tempi del Covid”.

Un tema quasi obbligato, vista l’attenzione che, dall’inizio dell’emergenza, i ricercatori hanno dedicato ai sintomi neurologici del Covid-19 (sono disponibili ormai centinaia di pubblicazioni) e, soprattutto, viste le tante questioni sull’interazione tra virus e sistema nervoso che restano, ad oggi, senza risposta.

“Abbiamo assistito nel corso dell’ultimo anno a continue conferme della correlazione tra Covid 19 e malattie neurologiche”, sottolinea Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia e Direttore Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, AOU Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli. “Proprio per questa ragione la Sin sta portando avanti progetti di ricerca e studi clinici che indagano in maniera approfondita su questo legame”.

Qual è l’incidenza dei sintomi neurologici nei pazienti Covid?

Spesso il Covid-19 si manifesta con sintomi neurologici e neuropsichiatrici molto vari. Tra i più frequenti la perdita dell’olfatto e del gusto, mal di testa e capogiri. Possono verificarsi anche encefaliti e crisi epilettiche, dovute, come spiega Ettore Beghi, del Dipartimento di Neuroscienze, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano, a un’azione diretta del virus sul sistema nervoso. In alcuni casi l’infezione provoca disturbi dello stato di coscienza (confusione, delirium, fino al coma), disturbi motori e visivi e aumenta, in modo indiretto, attraverso alterazioni della coagulazione, il rischio di ictus.

Ma qual è la reale incidenza delle complicanze neurologiche?
I dati ad oggi disponibili non riescono a dare una risposta chiara a questa domanda. Uno studio effettuato negli ospedali di Wuhan nei mesi di Gennaio-Febbraio 2020 aveva evidenziato che su 214 pazienti ricoverati, il 36% presentavano complicanze neurologiche. Durante la prima ondata dell’epidemia in Italia, uno studio condotto a Bergamo su 1.760 pazienti ricoverati riportava un’incidenza di complicanze neurologiche dell’8%. Si trattava però, in questo caso, di complicanze severe, prevalentemente ictus ischemici. Gli studi condotti da vari centri, in diversi Paesi, riportano percentuali diverse, commenta nel suo intervento Carlo Ferrarese Direttore del Centro di Neuroscienze di Milano, Università di Milano – Bicocca e Direttore della Clinica Neurologica, Ospedale San Gerardo di Monza.

Una risposta potrà arrivare dallo studio multicentrico NEUROCOVID, iniziato nel mese di Marzo e che ha “l’obiettivo di documentare tutte le possibili manifestazioni neurologiche all’esordio, durante o dopo l’infezione da Covid-19, e di metterle in relazione alla gravità dell’infezione, alle alterazioni dei parametri respiratori, circolatori, dei valori ematici, nonché ai dati antropometrici, alle abitudini, agli stili di vita, alla presenza di altre patologie e alle terapie assunte dai pazienti”, continua Ferrarese. Lo studio è stato patrocinato dalla Sin e ha visto la partecipazione di 50 Neurologie italiane. “I centri stanno attualmente registrando tutte le possibili complicanze neurologiche insorte sia nei pazienti ospedalizzati nella fase acuta della malattia, che nei pazienti trattati a domicilio dai medici di medicina generale e da questi segnalati ai neurologi dei centri partecipanti allo studio”.

Disturbi neurologici e psichiatrici in più del 70% dei malati a distanza di tempo

Oltre ai sintomi che possono insorgere nella fase acuta dell’infezione, una quota di pazienti ha riportato sintomi persistenti dopo l’infezione (fenomeno che si verifica in correlazione alla gravità della malattia e viene definito Long-Covid) e sintomi insorti successivamente all’infezione (non sono correlati alla gravità della malattia e sono spesso di natura psicologica, parliamo di Post-Covid).

“La caratterizzazione dell’eziologia e della fisiopatologia delle sequele tardive è tuttora in corso e in molti casi riflette i danni d’organo insorti durante la fase di infezione acuta, spesso in relazione a manifestazioni di uno stato iper-infiammatorio persistente o una risposta anticorpale inadeguata”, spiega il Alessandro Padovani, Direttore Clinica Neurologica Università di Brescia. Sono poi rilevanti le sequele psicologiche, dovute all’isolamento, alla paura, ai cambiamenti nello stile di vita. “Probabilmente, le sequele persistenti di Covid-19 sono espressione di più sindromi risultanti da distinti processi fisiopatologici lungo lo spettro della malattia”.

“Uno studio ha mostrato che circa il 10% di tutte le persone che si sono ammalate manifestano a distanza di tempo sintomi o malattie legate al Covid”, aggiunge Padovani, e commenta: “si tratta di un numero molto grande se si considerano i soggetti asintomatici”.
Diversi studi hanno documentato la presenza di brain fog, astenia, affaticamento, in particolare nelle persone che erano state ospedalizzate per Covid-19, dopo mesi dall’infezione.

Nello studio COVID-NEXT, in corso di pubblicazione e tuttora attivo a Brescia, la percentuale di malati precedentemente ospedalizzati che riferisce disturbi neurologici a distanza di tempo è superiore al 70%. Tra i sintomi più comuni ci sono l’astenia, i disturbi cognitivi e di concentrazione, i disturbi del sonno, le mialgie, i disturbi depressivi, perdita dell’autonomia e da instabilità, disturbi della vista e formicolii. Lo studio in questione ha permesso di rilevare una stretta correlazione del numero dei sintomi neurologici con la gravità dell’infezione, con l’età avanzata e con lo stato di salute all’ingresso e alla dimissione.

E i vaccini?

Concludiamo parlando di vaccini. I primi dati per i vaccini anti-Covid attualmente disponibili, evidenziano la presenza di possibili effetti collaterali neurologici. Al momento la maggior parte di queste complicazioni sono lievi e transitorie, come mal di testa, capogiri, sonnolenza, disturbi del gusto e formicolii.

La Società Italiana di Neurologia, con l’Istituto Mario Negri, si è comunque posta il problema di sorvegliare la campagna vaccinale per verificare se i vaccini possano essere responsabili dell’insorgenza di malattie neurologiche. Dieci centri neurologici recluteranno 400 soggetti giunti all’osservazione del neurologo per una serie di malattie (ictus cerebrale, Alzheimer, Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica, epilessia, sclerosi multipla, malattie del midollo spinale e dei nervi periferici) e 400 persone senza disturbi neurologici e valuteranno quante persone in ogni gruppo si sono vaccinate per il Covid-19, spiega Beghi.

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