I brevetti sono millenari, le deroghe già previste

I primi esempi risalgono all’antica Grecia, anche se il primo brevetto di cui si ha traccia in Italia è del 1474, scritto nella Repubblica di Venezia per tutelare una ricetta culinaria. Da allora i brevetti ci sono sempre stati, seguendo gli sviluppi della tecnologia, per garantire un riconoscimento agli inventori dei loro prodotti e quindi sollecitare il progresso.

Le aziende così non vedono persi gli investimenti in ricerca. Ma negli ultimi anni, grazie agli accordi Trips (The Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights, per  fissare lo standard per la tutela della proprietà  intellettuale) sono state previste delle deroghe in campo sanitario, che permettono agli Stati di imporre una licenza obbligatoria, in casi particolari, anche se finora mai applicate.   La prima norma italiana sul brevetto di medicamenti, il Decreto Regio n. 1127 del 1939, vietava la loro tutela brevettuale. È stata poi la Corte di Cassazione nel 1978 ad aprire la strada alla creazione del brevetto in campo farmaceutico, anche sulla scorta del primo Brevetto europeo istituito nel ’73 ed entrato in vigore nel ’79.

Il Decreto regio fu quindi rielaborato, stabilendo per le invenzioni farmaceutiche, in conformità  con la durata brevetto in altri campi, una tutela brevettuale di 20 anni. “Ma nel settore farmaceutico questo tempo spesso è insufficiente – spiega Claudio Germinario, consulente della Società italiana brevetti, uno degli studi privati più  importanti a livello nazionale, commentando le ipotesi di un loro superamento per quello che riguarda i vaccini anti Covid – Una volta prodotto il farmaco, serve l’Autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) per poterlo vendere, che però  spesso arriva dopo 8, anche 15 anni, accorciando di fatto la protezione brevettuale”. Ecco perchè le leggi internazionali hanno deciso di “compensare questa perdita con il Certificato di protezione complementare, cioè un periodo di ulteriore protezione brevettuale di 5 anni”. Se in questi 5 anni, l’azienda farmaceutica conduce una sperimentazione del farmaco in ambito pediatrico, approvata “dall’Agenzia europea del farmaco, allora riceve 6 mesi di protezione in più “.

Se gli Stati “fanno una scelta politica, il sistema brevettuale offre già  gli strumenti legali per aprire l’utilizzo dei medicamenti brevettati a chiunque, senza scardinare il sistema”, continua Germinario, che si riferisce all’Accordo TRIPs  promosso dal Wto, che tra le deroghe alla protezione brevettuale in ambito sanitario prevede l’uso gratuito di invenzioni brevettate a puro scopo di sperimentazione, e la licenza obbligatoria, cioè  la possibilità  temporanea per uno Stato o un’Amministrazione di obbligare il titolare del monopolio a concederne l’uso non esclusivo allo Stato o ad altri soggetti, a determinate condizioni, come un’emergenza nazionale o altre circostanze di estrema urgenza, come una crisi di salute pubblica. Una possibilità questa, conclude, “che lascia la titolarità  del brevetto ma finora mai utilizzata dagli Stati”.

di Adele Lapertosa

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