Hiv: risvegliare il virus latente per eradicare l’infezione

Risvegliare il virus dell’Hiv che rimane latente e renderlo vulnerabile ai farmaci antiretrovirali. A riuscirci un gruppo di ricercatori guidato da Guido Silvestri, alla Emory University di Atlanta, e uno da Victor Garcia, all’Università del North Carolina. I risultati, pubblicati in due studi complementari su Nature, sono stati ottenuti su macachi e topi e aprono la via a terapie che potrebbero portare alla completa eradicazione del virus.

Nonostante la comprovata efficacia delle terapie con antiretrovirali, il virus  dell’Hiv può nascondersi in una forma “latente” nelle cellule immunitarie chiamate cellule T CD4+, e non essere quindi riconosciuto come bersaglio. La sua “forza” sta nel fatto di essere quindi invisibile ai farmaci e di potersi riattivare una volta terminato il ciclo di antiretrovirali, producendo nuove particelle virali, e contribuendo a reinnescare l’infezione. “Se vogliamo curare l’Aids – spiega Guido Silvestri – dobbiamo combattere la latenza del virus Hiv”. E’ la prima fase di quella che gli esperti definiscono come la strategia ”shock and kill’‘: ”scuoti e uccidi”, ovvero prima risveglia il virus dormiente e poi punta a eliminarlo. “Quello che stiamo facendo ora – continua Silvestri – è un nuovo approccio combinato che permette di ottenere una riattivazione del virus mai raggiunta prima”. I due studi in questione si sono focalizzati proprio sulla prima fase dell’approccio “shock and kill”.

Come attivare il virus latente
Il team di Silvestri ci è riuscito in due mosse: inibendo l’azione dei linfociti CD8+, cellule immunitarie che sopprimono la trascrizione del genoma virale, e stimolando l’interleuchina 15, una molecola segnale essenziale per la risposta immunitaria. L’effetto sinergico di queste due azioni ha portato ottimi risultati nei topi colpiti da Hiv e trattati con antiretrovirali, ed anche nei macachi in cura, sempre con antiretrovirali, per l’infezione del virus Siv, ‘parente’ stretto dell’Hiv. In questo modo i ricercatori hanno ottenuto una robusta riattivazione del virus. Il passo successivo al “risveglio”, è la fase “kill” del virus ed è proprio su questo secondo step che si concentreranno studi futuri.

Lo stesso obiettivo è stato raggiunto anche dal gruppo di ricerca di Garcia in North Carolina, utilizzando però la molecola AZD5582: originariamente sviluppata contro i tumori, riesce ad attivare il fattore di trascrizione NF-kB che induce l’espressione dei geni del virus Hiv. “La cosa più eccitante di questi due studi pubblicati insieme – commenta Ann Chahroudi, pediatra della Emory University – è la concordanza dei risultati ottenuti in due modelli animali con entrambi gli approcci, e l’apertura di nuovi scenari per la ricerca di una cura contro l’Hiv”.

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