Dermatologia. Clinici contro depauperamento della branca: “Invertiamo la rotta”

Ridare dignità alla Dermatologia, prevedendo investimenti e anche posti letto dedicati. Snellire le procedure, alleggerendo il peso della burocrazia e consentendo al dermatologo la prescrizione di terapie oggi riservate ai centri di riferimento. Avviare un confronto sul Pnrr e sulla sanità del futuro, anche per evitare che il potenziamento della sanità territoriale possa trasformarsi in un ulteriore depauperamento della sanità ospedaliera e universitaria, soprattutto in assenza di nuove assunzioni. Questi alcune delle questioni affrontate nell’ultima puntata di “Agenda 2030: le sfide per la dermatologia”, il progetto promosso da SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) e SICS per uno sguardo a 360 gradi sulla salute della pelle.

Il progetto “Agenda 2030”, sostenuto incondizionatamente da Abbvie, UCB Pharma, Sanofi Genzyme e Almirall, prende spunto dalle numerose istanze che arrivano dai pazienti, così come dalle riflessioni che emergono dalla quotidiana esperienza sul campo dei clinici. Un confronto che vede impegnata anche la componente politica e aziendale, chiamata a creare le condizioni per una sanità in grado di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini.

Dopo il primo appuntamento che ha visto gli interventi di clinici e politici del Nord Italia e un secondo dedicato al Centro, la terza puntata si è concentrata sulle riflessioni di alcuni dei protagonisti della Dermatologia dell’Italia del Sud: Gabriella Fabbrocini, direttore dell’UOC di Dermatologia dell’Università di Napoli Federico II e membro del Consiglio Direttivo SIDeMAST; Serena Lembo, della Scuola Medicina Salernitana e coordinatrice del Gruppo di Studio della SIDeMAST di Fotodermatologia; Cataldo Patruno, dell’Università Magna Graecia di Catanzaro e membro del Comitato Scientifico SIDeMAST. Per la parte politica erano presenti Vincenzo Alaia, presidente della commissione Sanità della Regione Campania e Francesco Cappello, vice presidente della Commissione Salute della Regione Sicilia. A portare il punto di vista delle aziende sono stati, invece, Federico Chinni, Amministratore Delegato UCB, e Devis Moretti, Medical Lead Immunology Specialty Care di Sanofi.

In apertura, come consueto, le testimonianze video di Grazia Carbone, vicepresidente ADIPSO, Associazione per la Difesa degli Psoriasici; Valeria Corazza, presidente APIAFCO, Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza; Monica Forchetta, presidente APAIM – Associazione Pazienti Italia Melanoma; Mario Picozza, presidente ANDeA – Associazione Nazionale Dermatite Atopica, che hanno posto le basi della discussione accendendo i riflettori sulle principali criticità vissute dai pazienti con malattie dermatologiche, in particolare negli ultimi due anni caratterizzati dalla sospensione e dalla riduzione dei sevizi a causa della pandemia da Covid-19.

Avviando il confronto in diretta, Gabriella Fabbrocini ha voluto proprio evidenziare il ruolo delle associazioni e ha parlato di una “joint venture” tra clinici e pazienti, “perché le battaglie le affrontiamo insieme”.

In merito all’attuale situazione della Dermatologia, il direttore dell’UOC di Dermatologia dell’Università di Napoli Federico II ha evidenziato come la pandemia abbia creato molte difficoltà, ma sia stata, in realtà, “solo la punta di dell’iceberg, perché la Dermatologia è una specialità in sofferenza già da anni”. Questo a causa, secondo l’esperta, della scarsa importanza che, erroneamente, viene attribuita alle malattie della pelle. “Si pensa sempre che siano patologie di facile soluzione, ad accesso ambulatoriale, che si risolvono nel giro di qualche ora o in pochi giorni. In realtà – ha chiarito Fabbrocini – le malattie della pelle coinvolgono spesso gli organi interni. Nei fatti la Dermatologia è una branca della medicina interna, per la quale la presenza di posti letto è essenziale, soprattutto in quelle strutture dove si affrontano patologie importanti come la psoriasi, l’artrite, le malattie bollose e i tumori”.

Il direttore dell’UOC di Dermatologia Università di Napoli Federico II ha evidenziato come, al contrario, “negli ultimi 20 anni si sia assistito a un depauperamento delle strutture ospedaliere e della Dermatologia, in particolare”. Tanto che, nei fatti, “oggi non esiste quasi più una Dermatologia che abbia dei posti letto propri”.

Fabbrocini non contesta che questa scelta fosse anche legata alla volontà di ottimizzare le risorse del sistema, “ma sarebbe stato necessario che fosse affiancata da investimenti su altri fronti, dal potenziamento di altre modalità di assistenza, ad esempio i PACC, Percorsi Ambulatoriali Complessi e Coordinati, che consentono di concentrare in un solo accesso un certo numero di prestazioni, evitando al pazienti molteplici accessi, snellendo il sistema delle prenotazioni, ottimizzando il lavoro del personale”.

Il direttore dell’UOC di Dermatologia Università di Napoli Federico II rivendica, dunque, la necessità di valorizzare la Dermatologia, di fare investimenti in termini di personale, di innovazione e di accesso a quelle cure che “oggi consentirebbero ai nostri pazienti di avere una qualità della vita altissima”. Non bisogna dimentica, hanno evidenziato tutti i clinici intervenuti al dibattito, che la dermatologia tratta patologie anche mortalità, come quelle oncologiche.

Il Pnrr potrà fare la differenza? “Potrà, se si condivideranno i piani di attuazione con l’ospedale e il territorio per dare organicità agli interventi”, la risposta di Fabbrocini. “Serve concertazione per comprendere bisogni delle singole aree e forze necessarie per dare risposte. Soprattutto, serve personale, anche per evitare che le case della comunità e gli ospedali della comunità si trasformino in un’occasione per impoverire ulteriormente gli ospedali e le università sottraendo loro ulteriore risorse per spostarle sul territorio”.

Un quadro ampiamente condiviso da Serena Lembo, che ha espresso preoccupazione per le conseguenze del blocco delle prestazioni durante la pandemia e il ritardo delle prime visite in particolare. “Con i pazienti già in cura è stato difficile, ma siamo riusciti a mantenere il contatto necessario alla continuità terapeutica. Quello che preoccupa è il numero delle persone che a causa del blocco delle prestazioni, delle quarantene e dei timori a recarsi in ospedale, si ritroveranno ad avere una diagnosi ritardata di 3, 6, 9 mesi o anche più. Un lasso di tempo che può compromettere la qualità di vita ma anche l’esito del percorso terapeutico”.

Guardando al futuro, per Lembo la parola chiave è “formazione degli operatori sanitari a 360°”, anche in vista degli investimenti previsti dal Pnrr per l’innovazione e la digitalizzazione. “Serve un sistema fruibile e personale in grado di sapere usare le strumentazioni messe a disposizione”.

Cataldo Patruno ha voluto evidenziare come, nel nuovo modo di pensare la Dermatologia, andrà prevista anche la possibilità di recuperare il rapporto diretto tra medico e paziente, interrotto a causa della pandemia ma che rischia di essere messo in crisi anche dall’avanzata della telemedicina. Un tempo che deve essere adeguato e di qualità, perché “questa relazione è una parte integrante del percorso di cura”, ha sottolineato Patruno.

Andrà poi riconosciuto, per l’esperto dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, il ruolo di “coordinatore” del dermatologo, che “già oggi, in molti dei centri in cui sono attivi ambulatori condivisi, si occupa di coordinare il resto degli specialisti impegnati nella cura di un paziente”. Questo anche in considerazione del fatto, ha evidenziato Patruno, che “spesso il dermatologo è il primo specialista ad incontrare il paziente e che, analizzando le manifestazioni della pelle, capisce se è necessario coinvolgere un altro specialista e di quale branca. Il dermatologo diventa così il punto di riferimento del paziente”.

Patruno ha rivendicato per i dermatologi anche la possibilità di prescrivere farmaci oggi appannaggio dei soli centri di riferimento. Nonché la necessità di liberare il sistema dall’eccessiva burocrazia, che pesa e penalizza i pazienti ma anche i medici. Come? “Affidandola, ad esempio, al personale amministrativo. Ovviamente prevedendo anche a questo scopo nuove assunzioni”.

La parola è quindi passata alla politica. A cominciare da Vincenzo Alaia, che ha espresso il proprio impegno a portare nelle sale della politica le istanze di clinici e pazienti. La Campania, per il presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale, “sconta problemi atavici. Ancora oggi siamo in piano di rientro e solo con grandi difficoltà siamo riusciti a superare il commissariamento”. Per Alaia dunque, la Campania deve “recuperare il tempo perduto, anzitutto attraverso il confronto con i professionisti, perché la professionalità è la componente principale della sanità. La politica, però, deve fare la sua parte e trovare la formula perché queste grandi professionalità siano messi nelle condizioni di offrire la migliore assistenza”.

Anche per Francesco Cappello, “se il sistema sanitario ha tenuto, durante la pandemia, è stato grazie all’impegno e alle competenze dei professionisti sanitari”. Ora è il tempo di riforme strutturali e “il Pnrr in sanità – per Cappello – se manterrà le sue promesse, sia sotto il profilo organizzativo sia sotto quello dell’innovazione, potrà davvero cambiare la faccia e la pelle della sanità”.

Per la Sicilia, evidenzia il vice presidente della Commissione Salute regionale, si tratterebbe in una vera inversione di rotta. “La nostra Regione si è sempre caratterizzata per la forte ospedalocentricità e per la scarsa attenzione verso il territorio. Un gap che dobbiamo recuperare. Tuttavia, per quanto possa essere ottimista, questo non potrà avvenire in poco tempo”. Sarà, ha detto Cappello, una riforma “lunga e complessa, che bisognerà riempire di contenuti e di persone, cioè di un numero di personale sanitario adeguato a fare funzionare tutte le nuove strutture che creeremo sul territorio”. Il primo passo da compiere è “aprire la strada a un rinnovato rapporto di collaborazione e fiducia con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e tutte quelle figure professionali che dovranno riacquistare quel protagonismo che in parte gli è stato negato”.

A chiudere gli interventi, le riflessioni delle aziende. Francesco Chinni ha espresso le priorità della parte produttiva per uscire dalla pandemia e per guardare con fiducia al futuro. Dunque: “L’uso più strategico della scienza, della tecnologia e dei dati, con una regolamentazione che lo favorisca; il bisogno di considerare la salute come un investimento e quindi parlare di farmaci uscendo dalla logica del prezzo/volume ma entrare il quella del prezzo/outcome clinici di medio e lungo termine; la costruzione di sistemi resilienti, ad esempio riportando le produzioni strategiche nel nostro Paese, e sostenibili, attraverso un approccio globale e olistico”.

È però l’ascolto, ha sottolineato l’amministratore delegato di UCB, il primo fattore essenziale per qualsiasi sistema efficiente. L’ascolto è anche “la pre condizione per una partnership pubblico-privato”, che “è importante”. Il ruolo dell’azienda, per Chinni, è “quello di facilitatore delle connessioni”. È quello di “fornire opportunità e risorse per il dialogo, perché è dal dialogo che nascono le buone idee e le buone pratiche”.

Devis Moretti ha chiuso il confronto condividendo la necessità di valorizzare il ruolo del dermatologo, “che non è solo il medico della pelle”. Il Medical Lead Immunology Specialty Care di Sanofi ha poi voluto evidenziare come alcune soluzioni pensate dalle aziende nel corso della pandemia, ad esempio la consegna dei farmaci a domicilio o la telemedicina, non debbano andare perdute, ma possano rappresentare la base di partenza per la strutturazione di sevizi in grado di semplificare la sanità. “Se nei centri di riferimento nazionali affluiscono persone da ogni parte d’Italia, anche da regioni molto lontane, è facile immaginare che un sistema che consenta ai pazienti di ridurre gli spostamenti e i viaggi per accedere alle terapie non può che contribuire a migliorare il sistema”.

Per Moretti, infine, “il Pnrr sarà una grande sfida e una grande occasione, ma dovrà trovare tutti gli stakeholder pronti e aperti a dare vita a nuovi approcci di partnership innovativi, che potranno rappresentare un valore aggiunto e dare ulteriore propulsione alle proposte già in campo”.

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