Depressione maggiore: psicoterapia dopo farmacoterapia riduce il rischio di recidiva

(Reuters Health) – Una metanalisi fa emergere come i pazienti con disturbo depressivo maggiore che ricevono farmacoterapia per la fase acuta, seguita da psicoterapia (terapia sequenziale), corrano meno rischi di recidiva o ricorrenza.

I ricercatori dell’Università di Bologna – guidati da Jenny Guidi – hanno esaminato i dati di 17 studi clinici randomizzati, per un totale di 1.208 pazienti con disturbo depressivo maggiore che hanno ricevuto un trattamento sequenziale con farmacoterapia seguita da psicoterapia.

Questi pazienti sono stati confrontati con 1.075 controlli che non hanno ricevuto questo tipo di intervento. Il rapporto di rischio aggregato per ricorrenza o recidiva era più basso con la terapia sequenziale (0,84).

“La base logica del modello sequenziale nella depressione è offrire la psicoterapia dopo una risposta positiva agli antidepressivi per la fase acuta, allo scopo di migliorare i sintomi che la farmacoterapia non è riuscita a toccare, poiché questi trattamenti hanno target terapeutici specifici e diversi”, osserva Jenny Guidi, “Pertanto, le strategie psicoterapeutiche vengono impiegate quando vi è una buona probabilità che contribuiscano in maniera unica e indipendente al benessere dei pazienti”.

L’età media dei partecipanti era 45,9 anni e il 69,2% era di sesso femminile. Ognuno degli studi più piccoli nell’analisi ha esaminato la terapia cognitivo-comportamentale; dodici studi hanno offerto psicoterapia in sedute di gruppo e cinque hanno si sono basati su sedute individuali.

Quando i ricercatori hanno analizzato gli esiti dell’integrazione sequenziale della psicoterapia dopo farmacoterapia non hanno rilevato una differenza significativa negli esiti relativamente al fatto che i pazienti avessero continuato la terapia farmacologica o l’avessero ridotta durante la psicoterapia. Il rapporto di rischio aggregato per la psicoterapia sequenziale con la prosecuzione dell’assunzione di antidepressivi era pari a 0,86. Tale differenza non era statisticamente significativa.

“Questi risultati indicano che il mantenimento o la sospensione degli antidepressivi dovrebbe essere basato sul giudizio clinico e deciso da caso a caso” sottolinea Guidi “Il modello sequenziale introduce un cambio concettuale nella pratica clinica perché richiede un approccio notevolmente diverso che comporta una visione longitudinale della stadiazione della malattia depressiva, ragionamento clinico e concettualizzazione del caso in base a una macroanalisi, a valutazioni ripetute nel tempo e alla somministrazione delle componenti terapeutiche per il tempo necessario”.

Fonte: JAMA Psychiatry

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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