Covid, Cnr: indice Rt efficace se recente

L’indice di contagio Rt “è un parametro rilevante per monitorare la diffusione dell’epidemia”. “Ci sono diversi metodi per stimarlo che differiscono per semplicità e accuratezza e quello utilizzato dall’Istituto superiore di sanità è tra i più accreditati e non è al momento influenzato da altro se non dai dati”. Va compreso però se ha un ruolo preponderante “rispetto all’assegnazione dei colori alle Regioni”.

E’ l’opinione di Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac) che fa il punto su questo indice di trasmissione anche dopo la vicenda della Lombardia. Sebastiani ritiene però che “alcuni dati debbano essere resi pubblici”.

“Ho implementato il metodo utilizzato dall’Iss – spiega Sebastiani – ottenendo stime molto accurate su dati simulati, ma non posso applicarlo per la stima dell’Rt delle diverse regioni-province autonome perché i dati sperimentali non sono pubblici, come sarebbe invece auspicabile. Viene infatti usato il numero di pazienti COVID-19 che sviluppano i primi sintomi in ciascun giorno del periodo considerato, sequenza che viene trasmessa da ciascuna regione-provincia autonoma all’Istituto Superiore di Sanità , che non la rende pubblica”.

“Inoltre – aggiunge Sebastiani – penso che il monitoraggio dovrebbe descrivere una situazione più recente, mentre ad esempio il monitoraggio del 22 gennaio per il periodo 11-17 gennaio, contiene i valori dell’Rt relativi al 6 gennaio. In relazione a questo, un metodo da me sviluppato molto facile da implementare e di semplice interpretazione, considera le differenze percentuali settimanali della percentuale dei positivi sui casi testati. Il metodo è comunque generale e l’ho applicato con successo anche per determinare il trend recente delle curve dell’incidenza dei decessi e del numero giornaliero di ricoverati in terapia intensiva, nei reparti ordinari”.

Una delle motivazioni principali per utilizzare numerosi indicatori è proprio quella di minimizzare l’influenza dell’imprecisione o degli errori di ciascuno di essi. “Rimango dunque sorpreso del fatto che sembrerebbe che il cambiamento del solo valore di Rt per la regione Lombardia, immagino per un cambiamento dei dati di incidenza dei sintomi, abbia fatto diventare la regione da rossa ad arancione. Sarebbe quindi auspicabile che l’Istituto Superiore di Sanità rendesse pubblici tutti i dettagli dell’algoritmo, come ad esempio le soglie o i livelli di significatività per i trend di aumento degli indicatori, la combinazione del superamento delle soglie dei parametri di criticità ospedaliera, il superamento del valore 1 per l’intero intervallo di confidenza dell’Rt, etc. In questo modo le regioni-province autonome potrebbero effettuare opportune analisi e determinare gli indicatori che più hanno influito sull’assegnazione del proprio colore ed attuare misure mirate”.

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