Covid-19. Tamponi per tutti? Clerici (Pres. microbiologi italiani) “Inutile, oltre che impossibile”

Tampone sì, tampone no. C’è molto dibattito e molta indecisione su cosa sia giusto fare per ridurre il rischio di contagi, soprattutto dopo l’esempio di Vo’, il comune veneto focolaio della prima ondata, i cui abitanti sono stati tutti sottoposti al test diagnostico per Covid-19 da cui sono emersi molti casi asintomatici. È questa una dimostrazione che i casi asintomatici sono contagiosi? Bisogna testare anche gli asintomatici come iniziano a suggerire alcuni?

Nella guida pubblicata il 16 marzo scorso, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ribadisce che vanno testati i contatti sintomatici di casi probabili o accertati di Covid-19 e, solo in un contesto ospedaliero, i contatti del paziente malato anche in assenza di sintomi. Insomma, come stanno le cose? Lo abbiamo chiesto al professor Pierangelo Clerici, Presidente dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani e Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio e Biotecnologie Diagnostiche della Asst Ovest Milanese.

Come funziona il test per diagnosticare il Covid-19?
Il campione è un tampone naso-faringeo e viene processato con una tecnica di biologia molecolare, ormai in uso presso tutti i laboratori di microbiologia, che richiede del personale qualificato per l’esecuzione. Oggi tutti i laboratori di microbiologia hanno strumenti per i test di biologia molecolare perché le indagini su alcuni virus e batteri vengono fatti solo con queste metodiche. Il costo oscilla tra gli 11 e i 18 euro e l’esame dura tra le 3,5 e le 4,5 ore. Si possono testare contemporaneamente tra i 20 e i 60 campioni (un campione a persona). Il test è molto affidabile: specifico al 100%, con una sensibilità superiore al 99%. Questa affidabilità viene meno, però, se il tampone è effettuato prima che il paziente esprima una carica virale adeguata, quindi bisogna aspettare almeno 48 ore dalla comparsa dei sintomi.

Il test è così sensibile e specifico anche nei casi asintomatici?
Nei casi asintomatici ci sono delle possibilità che il risultato sia negativo, anche in presenza del virus. Per questo si dice che il test non deve essere effettuato sugli asintomatici. Le ragioni di questa inaccuratezza nelle persone che non presentano sintomi sono due: la carica virale potrebbe essere troppo bassa per essere individuata e magari potrebbe autoeliminarsi naturalmente, oppure, nel momento in cui si effettua il tampone è troppo presto, la risposta è negativa e magari facendo il test qualche giorno dopo sarebbe stata positiva.

Quali sono le indicazioni dell’Oms?
L’Oms indica di fare tamponi solo a casi sintomatici, come anche l’Istituto superiore di sanità e sono queste le norme che vengono attuate in tutte le Regioni, tranne il Veneto.
Fare l’indagine su tutti gli asintomatici consentirebbe idealmente di isolare eventuali focolai. Ma, come dicevamo prima, nei casi asintomatici non si può avere la certezza della presenza del virus, anche se il risultato del test è negativo. Quindi non ha senso saggiare tutta la popolazione. Può essere fattibile in un paese come Vo’ Euganeo (un comune che conta poco più di 3 mila abitanti n.d.r), ma non certo in una città come Milano e in una Regione come la Lombardia.

I risultati dei test effettuati a Vo’ dimostrano che gli asintomatici sono contagiosi?
No, non lo dimostrano. Per esserne certi non avremmo dovuto isolare Vo’ Euganeo. L’isolamento è stata la scelta giusta, ma in questo modo non abbiamo prove sulla contagiosità degli asintomatici. Il risultato positivo ottenuto è dovuto all’isolamento, che ha limitato il contagio, e non dal fatto di sapere se le persone fossero positive o meno.
Difatti, per evitare la diffusione del virus, noi oggi osserviamo un distanziamento sociale pur senza sapere se le persone sono affette da Covid-19 o meno.

Il numero di decessi è correlato al numero dei tamponi effettuati?
Si può parlare di tassi di letalità della malattia (numero di morti su numero di casi confermati n.d.r). È evidente che se effettuando dei tamponi random sulla popolazione, 100 persone, anche asintomatiche, risultano positive e un paziente muore, la letalità è dell’1%. Se invece sono testati solo i sintomatici e i malati, che sono 10, e il morto è sempre uno, passiamo a una letalità del 10%. Il fatto di effettuare molti tamponi cambia il denominatore, modificando la letalità che viene riportata. Il numero di decessi, in termini di valore assoluto, resta lo stesso. Per riflettere sulle differenze tra noi, la Corea e la Cina, dovremmo usare lo stesso denominatore e gli stessi criteri, cosa che attualmente non avviene. Il fatto che a Vo’, ad esempio, sono stati trovati tanti asintomatici, lascia pensare che la letalità e la percentuale di casi gravi sia inferiore rispetto a quella stimata.

Al di là del tema asintomatici, sarebbe comunque fattibile effettuare tamponi a tutti in Italia?
No, ci sono delle problematiche pratiche che lo impediscono. Le strumentazioni, dicevamo, ci sono, ma le aziende non potrebbero fornire una quantità di test diagnostici tale da coprire tutta la popolazione. Inoltre a volte non si considera che anche sui laboratori di microbiologia, oltre che sugli ospedali, c’è molta pressione. Gli operatori ormai non fanno altro che produrre questi dati, a ciclo continuo. Infine, se venissero testati tutti gli asintomatici entrati in contatto con pazienti sintomatici e poi le persone entrate a contatto con gli asintomatici positivi, inizierebbe una catena di controlli che non finirebbe mai e che non avrebbe un senso reale dal punto di vista epidemiologico. Per questo è giusto effettuare test mirati, come dice l’Oms, e riservarli ai casi sintomatici.

C’è poi un altro aspetto. Tutti vorrebbero fare il tampone per stare tranquilli, ma il fatto di essere negativi in un dato momento non vuol dire essere immuni. Non sarebbe una rassicurazione per il futuro, al contrario, se un test risultato negativo venisse interpretato in questo modo si correrebbe il rischio di far abbassare la guardia alle persone che magari ridurrebbero le misure e le cautele igienico sanitarie importanti per evitare la trasmissione. Ciò che è fondamentale fare quindi, lo ricordiamo, è attenersi alle raccomandazioni del ministero. Distaccamento sociale, lavarsi le mani, non uscire di casa.

Quando e come sarà effettivamente possibile valutare la diffusione del contagio?
Quando avremo dei sistemi per individuare gli anticorpi delle persone colpite da Covid-19. Probabilmente, in quel momento, riusciremo a fare un’indagine epidemiologica su tutta la popolazione per sapere chi l’ha avuto e chi no. Ad oggi non sappiamo dopo quanto tempo si sviluppano gli anticorpi, se sono protettivi, né quanto durano. Non conosciamo l’eventuale immunità futura di coloro che sono entrati a contatto con il virus, ma sarà importante scoprirlo.

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