Coronavirus 2019-nCoV vs Sars: differenze e analogie

Se dovessimo parlare in termini di genealogia familiare, potremmo dire che il virus 2019-nCov e il quello della Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome) sono parenti. Appartengono infatti alla stessa grande famiglia dei coronavirus, ma presentano una progressione differente. Rispetto al virus della Sars che si diffuse tra il 2002 e il 2003, il 2019-nCov sembra essere più veloce nella diffusione ma meno letale. Nonostante il punto di picco dell’epidemia non sia ancora arrivato, il trend sembra essere questo ed anzi nella giornata del 29 gennaio si sono registrati circa 600 casi in meno rispetto al giorno precedente.

Il primo caso della Sars è stato identificato il 22 novembre 2002 a Guangdong, con un tasso di trasmissione che a circa un mese di distanza aveva un basso livello di trasmissione ed era rimasta contenuta nella città in cui aveva avuto origine, per mostrare un picco soltanto nella seconda metà di gennaio 2003. Dal novembre 2002 al novembre 2003 la Sars si era diffusa in 29 Paesi, colpendo oltre 8.000 persone (oltre 5.237 delle quali in Cina) e provocando 774 morti.

Diverso il ritmo del coronavirus 2019-nCov, il cui primo caso diagnosticato risale al primo dicembre e che nella sua corsa ha già superato la Sars. Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), globalmente, alla data del 29 gennaio, i casi accertati sono 6.065, quelli sospetti 9.239. I pazienti in condizioni considerate severe sono 1.239 e i decessi 132, tutti in Cina. Al di fuori del Paese cinese, i casi confermati sono 68 in 15 Paesi, di cui 8 in Unione Europea, 4 in Francia e 4 in Germania.

Il tasso di diffusione dei due virus è stimato, al momento, fra 1,5 e 3,5 per il coronavirus 2019-nCoV, contro il 2,0 della Sars. Vale a dire che ogni persona colpita dal nuovo virus può provocare a sua volta due o tre nuovi casi, contro i due della Sars. Per avere un ulteriore termine di confronto, il virus dell’influenza stagionale ha un tasso di diffusione di 1,3.

A questo si aggiunge il tasso di letalità del virus: 2019-nCov inferiore della Sars e leggermente superiore all’influenza stagionale. “Sulla letalità restano grossi dubbi”, ha spiegato Gianni Rezza direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. “Tuttavia, in questo momento probabilmente non siamo ai livelli di letalità della Sars, forse è qualcosa in più del tasso di letalità dell’influenza. La maggior parte dei morti sono persone anziane o con malattie croniche, ma la differenza è che per l’influenza abbiamo il vaccino”.

Al momento sui numeri dell’epidemia non ci sono sicurezze. “Su quelli dei morti – ha aggiunto Rezza – si è più sicuri, mentre sui casi si risente del fatto che solo quelli gravi sono registrati, quindi se si fa il conto della letalità, che si calcola come numero di morti su numero di casi, si rischia di sovrastimarlo”, ha concluso.

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