Commozioni cerebrali, fattore di rischio comune per ADHD, Parkinson e disturbi dell’umore

(Reuters Health) – Le persone che riportano una commozione cerebrale sono esposte a un maggior rischio di soffrire di un’ampia gamma di patologie neurologiche e psichiatriche nel corso della vita.

A questa conclusione è giunto uno studio condotto da un gruppo di ricercatori coordinati da Marc Morissette, della Pan Am Clinic Foundation e della University of Manitoba in Canada.

I ricercatori hanno esaminato dati relativi alla salute di 28.021 soggetti di sesso maschile (età media 25 anni) e 19.462 di sesso femminile (età media 30 anni) , che avevano ricevuto diagnosi di commozione cerebrale, e li hanno confrontati con quelli di un gruppo di 81.871 uomini e 57.159 donne senza lesioni cerebrali.

Durante il follow-up, che è durato fino a 25 anni, le persone con una diagnosi di commozione cerebrale hanno mostrato maggiori probabilità di sviluppare ADHD (hazard ratio aggiustato 1,39), disturbi dell’umore e d’ansia (aHR 1,72), demenza (aHR 1,72) e Malattia di Parkinson (aHR 1,57) rispetto al gruppo di controllo.

Tra i soggetti con commozioni cerebrali, quelli di sesso femminile presentavano un maggior rischio di ADHD (aHR 1,28) e disturbi dell’umore e d’ansia (aHR 1,07) rispetto alle controparti. Il sesso non sembrava invece influire sul rischio di sviluppare demenza o Malattia di Parkinson.

Il numero delle commozioni cerebrali non sembrava aumentare il rischio di ADHD rispetto a una singola commozione. Tuttavia, le persone con una seconda commozione avevano maggiori probabilità di sviluppare demenza (aHR 1,62) rispetto a quelle che ne avevano subita solo una.

Tre o più commozioni si associavano a un maggior rischio di disturbi dell’umore e d’ansia (aHR 1,22) e Malattia di Parkinson (aHR 3,27) rispetto a una sola commozione.

“La nostra speranza è che i risultati di questo studio possano aiutare i medici ad essere consapevoli dei possibili effetti a lungo termine della commozione cerebrale e, conseguentemente, a essere più accurati nel trattamento e nella gestione dei pazienti”-

Fonte: Family Medicine and Community Health
Lisa Rapaport
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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