Carenza di ferro: l’innovazione per combatterla potrebbe essere il ferro Sucrosomiale

La carenza di ferro, o sideropenia, è una condizione medica caratterizzata da un deficit di ferro nell’organismo e, se non trattata adeguatamente, può portare all’insorgenza di anemia sideropenica. Le principali cause si possono ritrovare in un aumento di perdite ematiche, in una maggiore richiesta organica o in una difficoltà ad assorbire adeguatamente il minerale. Attualmente la condizione di sideropenia è affrontata attraverso la supplementazione di ferro per via orale, tramite sali di ferro convenzionali come il ferro solfato. Tuttavia, la maggior parte degli integratori utilizzati sono spesso poco assorbiti dall’organismo e scarsamente tollerati a livello gastrointestinale. Per far fronte a questa problematica, un aiuto potrebbe arrivare dall’innovativa tecnologia di ferro orale, il ferro Sucrosomiale, realizzato da PharmaNutra S.p.A.

“La carenza di ferro è la prima carenza nutrizionale al mondo a causa delle tantissime condizioni nutrizionali, fisiche e fisiologico-cliniche che la possono generare”, spiega il Dr. Germano Tarantino, Direttore Scientifico di PharmaNutra. Come precisato, non è sufficiente trattare la condizione di carenza attraverso la supplementazione del minerale “perché il ferro è un elemento da attenzionare; è vero che è essenziale per la sopravvivenza, ma è anche responsabile di parecchi effetti collaterali perché è un minerale pro-ossidante. Per cui, tutte le volte che noi lo assumiamo con prodotti specifici, che siano per via orale o meno, possiamo avere degli effetti collaterali”, spiega ancora Tarantino.

Proprio per questo il comune ferro per via orale presenta una scarsa tollerabilità gastrointestinale, che si distingue già per il sapore metallico in bocca, accompagnato poi da possibili fenomeni di gastralgia (bruciore di stomaco), stipsi o diarrea, nausea e dolori addominali. La tecnologia innovativa del ferro Sucrosomiale riesce a limitare ed evitare quelli che sono gli effetti collaterali grazie alla sua particolare formulazione: la molecola di ferro pirofosfato (ferro trivalente) infatti è avvolta da una matrice di fosfolipidi ed esteri saccarici di acidi grassi. Questa composizione, chiamata Sucrosoma, ne permette un elevato assorbimento e un’ottima tollerabilità gastrointestinale, perciò “il ferro in esso contenuto non reagisce con le mucose gastrointestinali, che darebbero altrimenti luogo agli effetti pro-ossidanti di cui si parlava prima e allo stesso tempo, però, le sostanze che vengono utilizzate insieme al ferro per proteggerlo fanno sì che giunga a livello del duodeno in concentrazione elevata e in un tempo più breve”, chiarisce Tarantino. “I benefici, quindi, sono essenzialmente due: la grande tollerabilità e la possibilità di assumerlo per lunghi periodi senza avere problematiche gastrointestinali, tra cui la possibilità di assumerlo a stomaco vuoto o in qualunque momento durante la giornata”. Il vantaggio tecnologico risulta quindi immediato, soprattutto dal punto di vista fisico, perché una volta assorbito il ferro agisce fin da subito alleviando la sensazione di stanchezza, uno dei primi sintomi della carenza di ferro.

Le complicazioni derivate dal malassorbimento di questo minerale, tuttavia, riguardano anche i pazienti oncologici, nei quali è possibile riscontrare un’alterazione dei parametri di emoglobina, ferritina, sideremia e saturazione della transferrina. Può, quindi, il ferro Sucrosomiale portare beneficio anche in questi pazienti che presentano un deficit di ferro? Risponde il Dr. Sandro Barni, già Direttore del Dipartimento Oncologico presso l’ASST Bergamo Ovest Ospedale di Treviglio, evidenziando immediatamente come la carenza di ferro sia una condizione estremamente frequente nei pazienti oncologici, con una percentuale compresa tra il 20 e il 60% di pazienti affetti già alla prima visita medica. “La chemioterapia aumenta in maniera significativa questa anemia, o carenza di ferro, e dipende molto anche dal numero dei cicli, dalla radioterapia, ed è legata anche all’immunoterapia e alle terapie target”, aggiunge Barni. L’esperto specifica poi che i pazienti sottoposti ai trattamenti di cura oncologica “subiscono dei danni a livello dei villi intestinali e quindi a livello di tutta la mucosa del tratto digestivo, per cui l’assorbimento del ferro tradizionale subisce delle grosse conseguenze, nel senso che non viene assorbito in modo adeguato. Questo è molto importante perché porta ad un peggioramento della qualità di vita dei pazienti, produce quella che si chiama fatigue e porta anche a una riduzione dell’efficacia dei trattamenti” che non possono essere portati a termine sia perché deve essere ridotta la durata della terapia che la dose di farmaco utilizzato. L’innovazione tecnologica offerta dal ferro Sucrosomiale riesce quindi a superare queste barriere e queste problematiche, agendo sui sintomi di pallore, debolezza, capogiri, irritabilità, difficoltà di concentrazione e contribuendo quindi a migliorare la qualità di vita del paziente.

Bibliografia e sitografia

Di Irene Rosset

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