Bpco, serve una migliore comunicazione con i pazienti e tra specialisti

Si stima che la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) interessi circa 6 milioni di persone in Italia. Si tratta di una patologia che riduce la funzionalità respiratoria e il cui principale fattore di rischio è il fumo (cui si aggiungono fattori ambientali come l’inquinamento). Si tratta di una malattia cronica che secondo gli esperti è ampiamente sotto-diagnosticata e nella quale l’aderenza terapeutica è ancora bassa.

All’ultimo National Summit organizzato con il sostegno non condizionante di Astrazeneca, si è parlato proprio di come gestire questa patologia complessa ripartendo dai bisogni dei pazienti.

L’importanza della comunicazione

“Uno dei nostri compiti è quello di rendere il paziente più consapevole – ha esordito Salvatore D’Antonio, presidente dell’Associazione italiana pazienti Bpco Onlus – Si tratta di una patologia che colpisce soprattutto persone anziane, che hanno anche altre patologie e che spesso sono sole”.

Come per molte malattie, anche per la Bpco è fondamentale la diagnosi precoce: “È importante agire nelle prime fasi della malattia perché abbiamo visto che è proprio qui che il decadimento della funzionalità respiratoria è al massimo. Per farlo, però, il paziente non deve minimizzare i primi sintomi”.

Oltre la metà di chi riceve una diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva, poi, non ha una buona aderenza alla terapia e l’8% non si reca nemmeno a ritirare la prima prescrizione. “Per quella che è stata la nostra esperienza durante il periodo Covid, il paziente vuole essere informato ed è molto collaborativo. Credo quindi che ci sia una lacuna di comunicazione che va colmata”.

Questo gap è stato evidenziato anche da Tiziana Nicoletti, responsabile progetti e networking del CnAMC di Cittadinanzattiva, secondo cui la comunicazione medico-paziente ha ampi margini di miglioramento. Oltre alla diagnosi tardiva, poi, abbiamo registrato la mancanza di continuità assistenziale dopo la dimissione ospedaliera, con un’elevata difformità a livello territoriale”.

Per Nicoletti sarebbe importante avere team multidisciplinari che prendano in carico il paziente e dentro in quali i vari specialisti si confrontino in un dialogo costante: “Dobbiamo poi riuscire a recuperare la dimensione socio-assistenziale del nostro Ssn”, ha aggiunto l’esperta.

Lavorare in team multidisciplinari

La Bpco è stata inserita nel Piano nazionale della cronicità del 2016, all’interno del quale venivano fornite una serie di linee guida per affrontare al meglio la patologia. Il disegno di fondo del Piano, inoltre, è coerente con il Pnrr che punta molto sulla presa in carico del paziente sul territorio.

Paola Pisanti, presidente della Commissione nazionale diabete e della Commissione nazionale cronicità e consulente esperto per quanto riguarda le malattie croniche, ha ripercorso la ratio e la struttura del Piano che lei stessa ha contribuito a elaborare 5 anni fa, ricordando come ancora oggi ci sia “una scarsa integrazione tra le varie Unità operative e tra l’ospedale e il territorio. Il Piano ha voluto fornire strumenti e azioni per poter declinare gli obiettivi generali in strategie da adottare dalle Regioni”. L’esperta ha ammesso che esiste una difformità tra le varie Regioni e anche tra le diverse aziende sanitarie: “Abbiamo riscontrato una difficoltà di fondo nel far dialogare persone cojn diverse formazioni non abituate a lavorare insieme – ha rilevato – Credo che oggi più che mai sia necessaria una forte integrazione tra sanità, ambiente, scuola, ricerca e assistenza: in passato il problema economico ha posto molti ostacoli, spero che i fondi in arrivo contribuiscano al superamento di questi problemi”.

Adriano Vaghi, presidente dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo), ha ricordato l’importanza della spirometria, “un esame non invasivo e poco costoso che, se fatto bene, permette di capire velocemente se una persona ha la Bpco oppure no. Credo inoltre che sia importante lavorare sulla consapevolezza del paziente, che deve capire che il suo destino non è ineluttabile: oggi i farmaci inalatori che abbiamo a disposizione sono molto efficaci e riducono non solo le riacutizzazioni, ma anche le morti per tutte le cause. Ritengo che servirebbe da parte di tutti un atteggiamento più proattivo nei confronti di questa patologia così complessa”. Durante la pandemia, inoltre, gli pneumologi hanno visto che i pazienti che conoscevano meglio la propria terapia sono stati anche quelli più aderenti.

Più spazio alla medicina generale

Per Rossana Boldi, vicepresidente della XII Commissione (Affari sociali) alla Camera dei deputati, sono due gli aspetti sui quali il nostro Ssn dovrebbe puntare per la gestione dei pazienti cronici: “La prevenzione e l’uso oculato e appropriato dell’innovazione. Da una parte è importante parlare della patologia, in modo che il paziente non sottovaluti i primi sintomi e si rivolga al medico. Oggi poi abbiamo a disposizione una grande innovazione, sia in ambito farmacologico e di device, ma anche per quanto riguarda i mezzi per seguire il paziente, come la telemedicina, il teleconsulto ma anche App per smartphone. In questo senso dovremmo essere in grado di formare all’utilizzo di questi strumenti il paziente e il caregiver, ma anche il medico, che spesso non ha dimestichezza. La nostra grande sfida è tenere il paziente a casa senza però fargli mancare l’assistenza necessaria”.

Francesco Paolo Lombardo, responsabile dell’area respiratoria della Società italiana di medicina generale (Simg), ha evidenziato che “per ridisegnare l’assistenza sanitaria in Italia serve una forte medicina delle cure primarie. Dobbiamo agire sugli stili di vita ed essere in grado di anticipare la diagnosi. La Nota 99, accanto a alcuni aspetti positivi, pone anche alcune criticità per il medico di medicina generale che vanno risolte. Credo che il nostro ruolo sia evitare che il paziente arrivi in ospedale”.

Per Lombardo, inoltre, accanto alla telemedicina è importante mantenere il rapporto medico-paziente: “Le nuove diagnosi di Bpco nell’anno della pandemia si sono ridotte del 60%: credo che la telemedicina e il telefono non siano stati sufficienti, se i dati sono questi. Si tratta di strumenti che funzionano per pazienti che hanno già la patologia, mentre per gli altri l’incontro de visu non può essere sostituito.”

Sulla stessa linea anche Walter Marrocco, responsabile scientifico della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale: “Il Ssn deve spostarsi sempre di più verso il paziente e non viceversa. Cona la Bpco dobbiamo fare in modo che il paziente riceva a casa tutto ciò di cui ha bisogno. Per farlo, serve una medicina di iniziativa: dobbiamo saper programmare in funzione della gravità della patologia e delle caratteristiche del paziente. Credo che nel prossimo futuro sarà fondamentale riuscire a mantenere il rapporto fiduciario, la capillarità sul territorio, la nostra autonomia organizzativa e investire sulla formazione, che significa anche implementare la digitalizzazione”.

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