BPCO: dal PNC al PNRR, il fil rouge per la presa in carico delle cronicità non è cambiato

La broncopneumopatia cronica ostruttiva è malattia respiratoria cronica ed è inserita a pieno titolo nel Piano nazionale delle Cronicità che, seppure a velocità diverse, è stato recepito sostanzialmente da tutte le regioni.

“Il PNC è già molto stringente circa le indicazioni che le regioni devono seguire” commenta in proposito Paola Pisanti, Consulente esperto del Ministero della Salute per le patologie croniche e tra i protagonisti del National Summit organizzato nel novembre scorso con il sostegno non condizionante di Astrazeneca “perché non si ferma solo agli obiettivi ma mette in evidenza anche quali debbano essere le strategie, le azioni, gli indicatori per valutarne l’efficacia”.

“Gli obiettivi generali – sottolinea – puntano su quattro elementi fondamentali: migliorare la consapevolezza della patologia e dei suoi fattori di rischio nella popolazione, lavorare per evitare riacutizzazioni e ospedalizzazioni ripetute, l’aderenza terapeutica e riabilitativa, l’integrazione tra strutture e professionisti”.

Quindi, in buona sostanza, quanto contenuto nel PNRR in termini di riforma della sanità territoriale e di presa in carico delle cronicità era già ampiamente delineato nel Piano nazionale Cronicità. L’importante, avverte la Pisanti è ”cercare di utilizzare tutte le risorse disponibili in maniera non frammentata, come invece avviene ancora oggi, né limitarsi ad interpretare le necessità di riforma solo dal punto di vista strutturale”. Ben vengano quindi le Case e gli Ospedali di Comunità purché non siano solo dei contenitori privi di risorse di tipo umano e professionale scollegati, peraltro, dal grande obiettivo del PNRR che è quello di implementare in maniera sostanziale la domiciliarità.

Da questa prospettiva non può ritenersi avulso tutto l’orizzonte di riforma della formazione, specialistica e non, per personale medico o professionale come gli infermieri di comunità, esemplifica ancora l’esperta, che dovrà essere maggiormente orientato verso la creazione di una reale cultura delle cronicità e delle fragilità non solo in termini clinici ma anche sociali.

Insomma “è indubbio che il Piano delle Cronicità e quello di Ripresa e Resilienza abbiano un legame molto stretto. Il primo ha senz’altro anticipato una serie di obiettivi per i quali il secondo ha messo in campo risorse, a cominciare dalla necessità che ha il SSN di ridurre gli accessi in ospedale delle cronicità aumentando il numero delle persone prese in carico a domicilio.

“Il che” sottolinea ancora PIsanti “non significa indebolire l’ospedale ma, anzi, mantenerne il ruolo di alta specializzazione che gli compete”.

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