Vaccinazione Herpes Zoster in Lombardia

“La salute è una conquista, che richiede un impegno continuo, e la vaccinazione, in questo processo, svolge un ruolo fondamentale”. Così Gabriele Pelissero, Presidente dell’Accademia Lombarda di Sanità Pubblica, introduce l’incontro Vaccinazione Herpes Zoster in Lombardia: come migliorare ed incentivare l’accesso e l’implementazione, organizzato da école, un ente di Confindustria, con il contributo non condizionante di GSK.

L’emergenza Covid-19 ha mostrato con forza l’importanza della vaccinazione, considerata l’unico modo per uscire realmente dall’emergenza sanitaria, d’altra parte però, a causa della pandemia, c’è stato un ritardo nelle vaccinazioni non Covid. Lo abbiamo sottolineato in altri articoli: si è verificata una buona tenuta delle vaccinazioni pediatriche ma anche una diminuzione importante delle vaccinazioni negli adolescenti e negli adulti.

“Sono diminuite quindi anche le vaccinazioni negli adulti fragili e negli anziani”, come sottolinea Anna Odone, Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Pavia. “Nel 2020, in Lombardia, sono state vaccinate per l’Herpes Zoster 5.941 persone, con più di 65 anni e 839 persone tra i 50 e i 64 anni, a fronte di oltre 2 milioni di residenti over 65 e circa 2 milioni tra i 50 e i 64 anni, siamo quindi al di sotto dell’1% di copertura nella popolazione per cui vaccino è indicato”. Livelli lontanissimi dall’obiettivo del PNPV per il 2019 di vaccinare il 50% dei 65enni.

Eppure la malattia colpisce in Italia circa 130.000 ultra 50enni ogni anno, provocando in alcuni casi complicazioni anche gravi. “I fattori di rischio principali per l’HZ”, ricorda Andrea Gori, Professore ordinario del Dipartimento di fisiopatologia medico-chirurgica dei trapianti all’Università degli Studi di Milano, “sono l’età, l’assunzione di terapie farmacologiche (come gli immunosoppressori), trapianti, malattie autoimmuni, l’HIV”. Una complicanza comune (ne sono colpiti, spiega Odone, circa il 20% degli individui over 50 che si ammalano di HZ) è la neuropatia post-erpetica. Altre complicanze sono: la necrosi retinica acuta, la sindrome di Ramsay-Hunt, la meningite asettica, l’encefalite, la neuropatia periferica motoria e altre.

“Attualmente sono disponibili due tipi di vaccino per l’HZ”, continua Gori. “Il vaccino ‘vecchio’ è un vivo attenuato che viene somministrato in singola dose ed è indicato per i pazienti immunocompetenti a partire dai 50 anni”. Oltre ad un’efficacia ridotta nei pazienti con più di 70 anni presenta un altro importante inconveniente: non può essere somministrato ai soggetti immunocompromessi, che sono proprio quelli a rischio di sviluppare HZ. “C’è poi un nuovo vaccino ricombinante che contiene glicoproteina E in combinazione con adiuvante e viene somministrato in due dosi a 2-6 mesi di distanza l’una dall’altra”.

Il nuovo vaccino è stato approvato nel 2017 dall’Fda, autorizzato nel 2018 in Europa ed è stato oggetto di una circolare diffusa a marzo di quest’anno dal Ministero della Salute che ha annunciato la messa in commercio del vaccino in Italia.

Gori confronta i due vaccini, il vecchio e il nuovo. Il vaccino fin ora disponibile ha un’efficacia del 70% nei cinquantenni, del 41% nei 70enni, con un’efficacia generale del 50% contro l’HZ e del 65% contro la neuropatia post-erpetica. Il nuovo vaccino ha un’efficacia del 97% nei cinquantenni, del 91% nei settantenni. L’efficacia contro la neuropatia post-erpetica nei cinquantenni è del 100%, negli ultra ottantenni del 70%. L’efficacia del nuovo vaccino a 0-7 anni è del 90%, del vecchio vaccino tra i 3 e gli otto anni dopo la somministrazione è del 40%.

Come sottolinea Odone, però, non basta che sia disponibile un vaccino perché si raggiungano adeguati tassi di vaccinazione. Un’indagine condotta da Doxapharma mostra che in Italia il 74% delle persone che sono state colpite dall’HZ non era a conoscenza dell’esistenza del vaccino (poco meno del 50% in Lombardia). Il 53% ha dichiarato che si sarebbe vaccinato se glielo avessero proposto. Occorre quindi senza dubbio, una volta che sono disponibili prodotti sicuri ed efficaci, un’adeguata comunicazione per favorire la vaccinazione nell’adulto fragile e nell’anziano.

 

 

 

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