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Unicef: nel 2040 niente acqua per 1 bambino su 4

Entro il 2040 saranno circa 600 milioni i bambini nel mondo che vivranno in zone con risorse idriche estremamente limitate. Il monito arriva dall’Unicef, che sottolinea la minaccia alla vita e al benessere dei più piccoli rappresentata dall’esaurimento delle fonti d’acqua potabile, e il modo in cui il cambiamento climatico intensificherà questa minaccia.

L’analisi Unicef
Stando al rapporto “Thirsting for a Future: Water and children in a changing climate”, al momento 36 nazioni stanno affrontando un livello elevato di stress idrico, che si verifica quando la domanda di “oro blu” supera di gran lunga la disponibilità. Temperature più alte, l’innalzamento del livello del mare, l’incremento di inondazioni, siccità e scioglimento dei ghiacci influenzano la qualità e la disponibilità d’acqua – si legge – così come i sistemi igienico-sanitari.

La crescita della popolazione, l’aumento del consumo di acqua e una domanda maggiore, in gran parte dovuta a industrializzazione e urbanizzazione, stanno drenando le risorse
idriche in tutto il mondo, e nei prossimi anni interesseranno sempre di più il Medio Oriente e l’Asia meridionale. A pesare, poi, sono anche i conflitti, che in molte zone del
Pianeta minacciano l’accesso all’acqua potabile.

Siccità e conflitti sono un binomio terribile in Etiopia, Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen. Solo in Etiopia si stima che quest’anno 9 milioni di persone si troveranno senz’acqua potabile. La situazione, sottolinea l’Unicef, costringe i bambini a usare acqua non potabile, che li espone al rischio di malattie potenzialmente letali come colera e diarrea: 800 bimbi sotto i 5 anni muoiono ogni giorno a causa della diarrea dovuta a condizioni igienico-sanitarie e risorse idriche non adeguate.

“L’acqua è fondamentale: senza di essa nulla può crescere. Eppure in tutto il mondo milioni di bambini non hanno accesso all’acqua potabile, il che mette in pericolo la loro vita e a repentaglio il loro futuro”, evidenzia il direttore esecutivo dell’Unicef, Anthony Lake. “La crisi potrà solo crescere, a meno che non intraprendiamo un’azione collettiva adesso”.

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