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Ultrasuoni per prevedere un parto pretermine

partoPrevenire il rischio di un parto pretermine ora sarà possibile grazie agli ultrasuoni. Come spiegano i ricercatori della facoltà di infermieristica dell’Università dell’Illinois di Chicago che hanno fatto la scoperta, gli ultrasuoni ridotti o attenuati delle ecografie sarebbero dunque un segnale rivelatore, perché consentono di rilevare i cambiamenti nell’assorbimento dell’acqua e come si forma il collagene quando la cervice (o collo dell’utero) si rimodella. Come si legge su Ultrasound in Medicine and Biology, si tratta di un modo non invasivo di misurare i cambiamenti che si verificano nel collo dell’utero quando si sta per partorire.

Gli attuali metodi per prevedere il rischio di parto pretermine si basano sulla misura della lunghezza della cervice della donna: più è corta, maggiore è il rischio. In questo caso i ricercatori hanno studiato circa 240 ecografie fatte su 67 donne afroamericane, esaminando la lunghezza del collo dell’utero e l’attenuazione del segnale durante l’esame, nel periodo compreso tra la 17/a e 21/a settimana, e tra la 22/a e 26/a settimana. Si è così visto che già nella prima fase, gli ultrasuoni mostravano differenze significative nell’attenuazione del segnale tra chi poi ha partorito pretermine e chi no. Non c’erano invece grandi diversità nella lunghezza del collo dell’utero. ”I cambiamenti nella cervice, che da dura diventa morbida – rileva Barbara McFarlin, coordinatrice dello studio – e l’indebolimento dei segnali degli ultrasuoni possono dare informazioni in anticipo, senza dover aspettare i sintomi di un parto pretermine”.

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