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Tumori: lo stile di vita non è determinante

shutterstock_162720302La principale causa dei tumori sarebbe una mutazione spontanea del DNA. Questa, infatti, sarebbe responsabile dei due terzi dei tumori degli adulti, con un apporto minimo o nullo degli stili di vita. A rivelarlo è lo studio della Johns Hopkins University, pubblicato su Science, che ha individuato 22 tipi di cancro in cui la ‘sfortuna’ – intesa come replicazione casuale delle cellule di alcuni tessuti tale da scatenare la malattia – ha un ruolo primario e 9 in cui invece prevalgono altri fattori.

 

”Tutti i tumori sono causati da una combinazione di sfortuna, ambiente ed ereditarietà – spiega Bert Volgenstein, uno degli autori – e noi abbiamo creato un modello matematico che può quantificare ogni contributo”. Questo modello si basa sulle replicazioni del Dna delle staminali di vari tessuti, che possono dar vita a mutazioni casuali che portano al cancro, concentrandosi su 31 diversi tessuti, dai polmoni al colon all’intestino. In 22 casi, tra cui il cancro del duodeno e diversi tumori del distretto testa-collo, le mutazioni casuali hanno un peso preponderante, mentre negli altri nove, fra cui polmoni, fegato e tiroide, sono i fattori ambientali e familiari a decidere, anche se sempre combinati con la ‘sfortuna’.

”I rari casi di fumatori che non sviluppano tumori sono spesso attribuiti a ‘buoni geni’ – continua l’autore – ma la verità è che sono invece solo fortunati. I cambiamenti di stili di vita possono avere un grandissimo impatto su alcuni tipi di tumori, ma secondo i nostri risultati su altri non hanno influenza. In questo caso il modo migliore per combatterli è la diagnosi precoce, quando ancora si può intervenire con la chirurgia”.

 

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6 Responses to "Tumori: lo stile di vita non è determinante"

  1. Scienza spazzatura. Un “modello matematico” basato su 31 casi è semplicemente una fesseria. Riconduciamo il tutto alla genetica e ai fattori di rischio e mettiamo da parte la sfiga per piacere.
    http://thedailynurse.eu/blog/2015/01/04/sfortuna-cattivo-giornalismo-e-fandonie-sul-cancro/

  2. HO LETTO PIU’ VOLTE QUESTA NOTIZIA E PERSONALMENTE, SIA COME MEDICO CHE COME PERSONA SONO MOLTO CRITICO. SE PASSA IN MODO SEMPLICISTICO CHE TUTTO E’ CAUSALITA’ RISCHIAMO DI MANDARE AL MACERO IL CONCETTO UNCIO ED IMPORTANTE DELLA PREVENZIONE A TUTTO CAMPO.

  3. E’ sufficiente che qualche studio anche parziale provenga da università americane per assurgere a valore di sentenza insindacabile.Come si fa ad asserire che gli stili di vita non influenzano? Questa asserzione è da ignoranti non da studiosi!
    lo stile di vita poi può condizionare anche eventi che a loro volta sono condizionanti certe patologie come ben spiegano le 5 leggi biologiche di Hamer che tutto l’equipe di della Johns
    Hopkins University farebbe bene a studiare recuperando un po’ di quel tempo che perdono in inutili ricerche basate su altrettanti inutili algoritmi matematici visti i risultati.Vi rendete conto che praticamente i loro risultati non approdano a nulla e
    quindi la loro affermazione ha ancor di più una non valenza scientifica?
    Mi sembra ancora lontano il tempo in cui potrò leggere qualcosa di veramente interessante e nuovo e scientifico
    dalla cosiddetta “ricerca scientifica” americana!

  4. “La Fortuna è cieca ma la Sfiga ci vede bene!” recita un detto popolare e che sembra essere la conclusione del lavoro di recente pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica. E cioè che alcuni soggetti non hanno scampo. Al di là delle condizioni ambientali, dei geni e di tutti gli altri fattori di rischio, questi ammalerebbero di cancro comunque e inesorabilmente per colpa della Sfortuna. Forse gli autori avrebbero fatto a meglio a parlare di combinazione di combinazioni; cioè, di casualità intesa nella sua accezione più ampia se è vero che casualmente è avvenuto il Big Bang e da questa spremuta di energia si è ottenuto il “brodo universale” ricco di aminoacidi. Dal brodo, però, per una serie di combinazioni chimiche e fisiche si è arrivati a quello che attualmente siamo: un grande minestrone. Il minestrone, infatti è una combinazione di brodaglia mista a sostanze diverse provviste di diverse qualità fisiche, chimiche e organolettiche. In sostanza, quelli che solitamente chiamiamo fattori ambientali, abitudinari, voluttuari, alimentari, ecc.; proprio come un buon minestrone.
    Parlare, quindi, di Sfortuna precostituita sembra una forzatura. Sarebbe come dire che alcuni individui sono costretti dal Destino (Sfortuna?) a mangiare solo un tipo di alimento (o ad ammalare di cancro). Ma può la Scienza affermare che esiste il Destino? La Scienza non viaggia per dogmi ma per constatazioni (per experimenta) ripetibili nel tempo e su larga scala. Se lo facesse cadrebbero le basi su cui essa si fonda: la certezza che il dato osservato proviene da una causa certa . Anche se la certa causa viene scoperta più tardi rispetto all’osservazione del dato. Quando si pubblica un caso clinico nuovo non si enuncia subito una legge universale ma si espone semplicemente quel primo caso. Solo dopo eventuali altri casi simili per caratteristiche cliniche ed etiopatogenetiche, si può trarre una conclusione più generale. Ciò vale nonostante che il metodo per accettare le conclusioni di una ricerca sia, in fondo, una convenzione: significatività statistica con P uguale o inferiore a 0.05.
    Ecco perché il lavoro presentato dagli autori americani lascia spazio a diverse critiche. Quanto a fondo sono stati studiati i soggetti? Quanto si sa della loro attività professionale e della loro esposizione a fattori di rischio professionale, in particolare cancerogeni? Per trarre conclusioni fondate occorre disporre di numerosi dati; che questi siano raccolti in modo accurato; che siano noti. In generale, se i dati non vengono raccolti o vengono raccolti parzialmente o non sono pubblicizzati, difficilmente si avranno informazioni certe per trarre conclusioni utili.
    Se vogliamo parlare di Fortuna o di Sfortuna non dobbiamo, dunque, pensare all’inesorabile Destino quale astratta, ignota e malefica entità; bensì alla combinazione di eventi e fattori che concorrono al buono o cattivo mantenimento dello stato di salute.
    Le malattie professionali, note sin dall’antichità, ne sono un esempio. Occasione e modalità di lavoro unitamente a rischi professionali specifici possono da soli generare numerose patologie. Se ai rischi professionali si aggiungono stili di vita poco salutari (alimentari, voluttuari, ecc.) la possibilità e la probabilità di contrarre una malattia aumentano notevolmente. Un esempio ben noto è l’alta percentuale di tumori pleuro-polmonari in fumatori professionalmente e non professionalmente esposti ad amianto.
    A proposito, riporto un caso personale: il mio. Sano, abile alla leva e arruolato per 16 mesi, niente fumo né alcol, alimentazione equilibrata prevalentemente mediterranea, nessun tumore negli ascendenti materni e paterni fino a 4 generazioni indietro (decessi per vecchiaia all’età di 80-100 anni), allergico a graminacee e parietaria, velista. Uno potrebbe dire: “Fortunato!”. Professione: pneumologo ospedaliero esposto a radiazioni ionizzanti nella equipe di 9 medici di un prestigioso ospedale. L’attività lavorativa si articolava anche con un certo numero di ore in sala raggi per gli interventi di diagnostica e terapia sotto schermo fluoroscopio (radioscopie, rx torace, broncografie, posizionamento di drenaggi toracici, biopsie pleuro-polmonari, ecc.), nessuna esposizione fuori di quella ospedaliera. Tutti regolarmente sotto controllo radi protezionistico fisico e sanitario e tutti comparabili per sesso, età, ore di lavoro, stili di vita (solo 3 fumatori su 9), anni di servizio.
    Dopo 7 anni dalla dimissione dal servizio noto, in pieno benessere, una tumefazione ovalare laterocervicale dx, dura aderente al ventre del muscolo sternocleidomastoideo, non arrossata e non dolente. La diagnostica per immagini (ecografia, TAC, PET) confermano il linfonodo patologico ma rivelano anche la presenza di una passerella retroareolare sx espansiva. Negativi gli esami bioumorali, infettivo logici come anche i marcatori tumorali e di oncologia molecolare per mutazioni genetiche. Gli interventi chirurgici rivelano trattarsi rispettivamente di metastasi linfonodale massiva da K squamo cellulare scarsamente differenziato al collo e di K duttale infiltrante alla mammella. In pratica, 2 tumori praticamente sincroni in sedi diverse e diversa istopatologia. E uno potrebbe dire: “Sfortunato”. Questo passaggio dal “fortunato” allo “sfortunato”, però indebolisce le conclusioni degli autori americani.
    A maggior ragione se si considera che dei 9 pneumologi della originaria equipe, 2 si erano ammalati ti cancro negli anni precedenti (deceduti) e altri 2 più lo scrivente ne ammalavano contemporaneamente. In totale: 5 casi di tumore su 9 (56%) di cui due casi con doppio tumore (7 eventi tumorali in 9 casi = 78%).
    Di fronte a queste percentuali, è difficile sostenere l’ipotesi di una astratta Sfortuna. Altrimenti bisognerebbe interrogarsi assurdamente sul fatto che
    1) I 5 individui sapevano di essere nati “sfortunati” ma sono andati a lavorare in un ambiente ad alto rischio di mutazioni, aggravando la loro sfortuna;
    2) In quel prestigioso ospedale assumevano solo individui sfortunati;
    3) I 5 individui erano inizialmente fortunati, divenuti successivamente sfortunati in seguito all’esposizione al fattore di rischio mutageno.
    Solo un idiota potrebbe avallare anche una sola delle ipotesi. Ma forse gli autori dell’articolo di cui trattiamo hanno inconsapevolmente ragione. Essi hanno trovato l’effetto (Sfortuna) senza, però, individuarne la causa. E la spiegazione è semplice. I 5 pneumologi erano, sì, dotati di film-badge per rilevare le radiazioni assorbite ma in tasca non avevano l’antidoto: il cornetto rosso porta fortuna e scaccia malocchio, tanto caro ai Napoletani, che in questo sono maestri….
    Dr. Sebastiano Rizzo

  5. Anch’io, come gli altri Colleghi, trovo questo articolo molto criticabile, anche perché smentito da annose statistiche epidemiologiche (Registri Tumori e via dicendo). Il punto debole dello Studioso è secondo me l’equiparare la cancerogenesi con la malattia. E’ vero che le mutazioni casuali del DNA sono frequentissime in ognuno, ma il ruolo del sistema immunitario (o di qualche altro fattore ancora sconosciuto) nel combatterle sul nascere, può certamente dipendere dagli stili di vita!

  6. Affermazioni pericolose, che possono far degenerare lo stile di vita di una fascia di popolazione più ignorante e disinformata. Può crearsi un pretesto per peggiorare la qualità della vita.

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