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Tumori gastrointestinali. Giuffrida (Aiom): “Omogeneizzare su tutto il territorio l’attività di screeening”

Eliminare le difformità di accesso, a livello territoriale, degli screening preventivi e dei protocolli sperimentali. Queste solo alcune delle indicazioni che arrivano da Dario Giuffrida, Direttore oncologia medica dell’Istituto oncologico del Mediterraneo di Catania e consigliere nazionale Aiom.

Professore Giuffrida, per i tumori gastrointestinali, un importante medical unmet needs è la diagnosi tradiva. Quali sono a suo parere le azioni da compiere pare dare risposte a questi bisogni?
Bisogna portare avanti un’azione serrata sul fronte degli screening preventivi, un’arma potente per alcune tipologie di tumori. Nell’ambito di quelli gastrointestinali, parliamo specificatamente delle neoplasie del pancreas e dello stomaco, questa arma purtroppo non è ancora disponibile. Diverso è il discorso per il tumore del colon-retto, per il quale ormai da anni sono attivi programmi di screening di popolazione, attraverso la ricerca di sangue occulto nelle feci e la pancolonscopia. Nonostante questo, ancora oggi, abbiamo però difformità di accesso a livello territoriale: se al settentrione le percentuali di aderenza allo screening del colon retto sono alte, anche se non raggiungono il 70%, nelle regioni del Sud spesso non superano il 30%.

È chiaro che in quest’ultimo caso, serve un intervento deciso da parte delle Regioni. Sarebbe utile che lo screening per il Sof sia esteso fino ai 74 anni (oggi è garantito dal Ssn dai 50 ai 69 anni), scelta adottata finora solo da alcune Regioni. Ma un’azione significativa la possono svolgere le campagne di sensibilizzazione che le Associazioni dei pazienti possono portare avanti, in particolare tra le fasce di popolazione over 65 dove l’aderenza è più bassa. Ecco perché come Aiom cerchiamo di portare avanti e sostenere questa importante attività di informazione.

Tra i fattori di rischio che predispongono ad una maggiore probabilità di sviluppare un tumore gastrointestinale c’è la familiarità. È possibile effettuare screening genetico. Qual è il suo parere in proposito?
Il tumore del colon può presentare forme familiari e in particolare modo queste riguardano soggetti al di sotto dei 50 anni, nel 20% dei casi esiste una forma di familiarità e un 5% di ereditarietà. Quando esistono criteri di sospetto per una forma eredo familiare si valuta l’indicazione a test molecolari. I test oggi disponibili e codificati nel carcinoma colon rettale sono la ricerca della instabilità dei microsatelliti e la determinazione dei difetti nei sistemi di riparazione del Dna oltre che la ricerca di mutazioni specifiche in geni predisponenti come Apc Mlh1 Msh2 Pms2, Pten. È chiaro che dovrebbe essere effettuato in centri specifici con laboratori biomolecolari.

In questa fase emergenziale da Covid-19 e più specificamente per i pazienti oncologici più fragili, qual è il valore rappresentato dalle terapie oncologiche somministrate per via orale? Quali sono le ricadute che voi medici oncologi osservate sulla qualità di vita e sull’aderenza al trattamento da parte dei pazienti?
Le terapie orali sono una grande conquista in campo oncologico, anche perché possono essere effettuati direttamente a domicilio: poter ricevere la terapia a casa propria è un grande vantaggio. Un vantaggio, non solo per le strutture sanitarie che vedrebbero alleggerito il carico di lavoro, ma in particolare per quei pazienti più lontani dai Centri di riferimento o che comunque hanno maggiori difficoltà di movimento. Ed anche per quei pazienti ancora attivi sul fronte lavorativo, che risparmierebbero tempo prezioso nell’evitare di andare presso le strutture sanitaria per assumere la terapia. C’è però un rischio di aderenza. Su questo fronte, giocano un ruolo essenziale il livello culturale del paziente, la sua età e la presenza di un caregiver: il rischio di una perdita di aderenza potrebbe infatti diventare molto alto laddove il paziente non fosse in grado, per motivi socio culturali o di età o perché non ha un aiuto in casa, di saper gestire la terapia ed accettarla.

Secondo la sua esperienza di pratica clinica, ritiene che i pazienti con tumori gastrointestinali e più precisamente con tumore del colon-retto abbiamo accesso in maniera equa sul territorio nazionale alle migliori terapie disponibili in ogni fase della malattia?
Se guardo alla realtà siciliana, che è quella di una Regione del meridione con caratteristiche di vastità e complessità tali da poterla considerare una “Regione campione”, devo affermare che in termini di cure medici non ci sono disparità, in particolare in termini di distribuzione delle terapie. Un esempio su tutti sono le radioterapie, ormai diffuse ovunque, ma anche le oncologie mediche, quindi i servizi ambulatoriali e di Day Hospital, sono presenti capillarmente su tutto il territorio. Più che dell’accessibilità alle terapie mediche, dovremmo forse parlare di differenze tra le Regioni, nell’accesso ai protocolli sperimentali. Credo che i trial clinici non dovrebbero essere concentrati solo in alcune Regioni o in alcuni Centri, ma resi accessibili con omogeneità su tutto il territorio; un aspetto che dovrebbe essere preso maggiormente in considerazione.

di E.M.

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