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Tumori ereditari. Il ruolo chiave della consulenza oncogenetica

Di oncogenetica come disciplina volta a orientare misure preventive per i tumori ereditari, si inizia a parlare nei primi anni ‘90, quando vengono identificati i primi geni associati ad alcuni tumori ereditari, come i geni BRCA associati alle forme ereditarie dei tumori della mammella e dell’ovaio. Poco più di un ventennio dopo, aumenta significativamente la richiesta del test genetico BRCA con l’amplificazione mediatica della doppia mastectomia preventiva dell’attrice Angelina Jolie. Il cosiddetto ‘effetto Jolie’ ha evidenziato come questa disciplina richieda una sempre maggiore attenzione sul versante dell’informazione e della comunicazione al paziente e alla sua famiglia. In tal senso, la consulenza genetica oncologica diventa un passaggio strategico nel percorso che i pazienti intraprendono per indagare la presenza o meno di eventuali mutazioni genetiche.

La consulenza oncogenetica è un processo comunicativo e informativo multidisciplinare che si propone di informare i pazienti sulla possibilità di sottoporsi al test genetico e di aiutarli alla comprensione dei risultati negativi sia in famiglie con forte sospetto di positività sia in presenza di varianti a tutt’oggi di significato patogenetico sconosciuto. Obiettivo finale è indirizzare queste persone, ed eventuali familiari, ad altre figure specialistiche coinvolte nella sorveglianza clinico-strumentale presso i centri di riferimento nazionale.

Va ricordato che nel caso del test genetici oncologici, quali il test BRCA, si parla di test di suscettibilità: indagini predittive che non diagnosticano la malattia ma consentono di individuare i soggetti a rischio di manifestarla. Bisogna inoltre considerare che, attualmente, non si conoscono tutte le mutazioni responsabili di un tumore ereditario e non esistono test genetici per tutti i tumori ereditari.  Il test rappresenta quindi uno strumento di cruciale importanza per indicare percorsi preventivi basati sul livello di rischio, percorsi di sorveglianza intensiva clinico-strumentale rivolti a soggetti ad alto rischio e per questi ultimi misure chirurgiche preventive come la mastectomia e l’anniessectomia-ovariectomia profilattiche.

Per questo la consulenza genetica oncologica deve vedere necessariamente coinvolte diverse figure professionali adeguatamente formate. “La consulenza genetica deve avvalersi della sinergia di più figure specialistiche orientate allo stesso obiettivo: informare la persona che giunge in consulenza dal genetista sotto consiglio dello specialista e/o medico curante oppure su propria iniziativa” ha spiegato Ivana Antigoni, specialista in Genetica Medica del Gruppo Lifebrain, la principale rete di laboratori in Italia che annovera Centri ad alta innovazione tecnologica ed expertise scientifica. Oltre a eseguire test genetici per l’identificazione delle principali mutazioni dei geni responsabili di alcune forme ereditarie di tumori, i Centri Lifebrain – grazie alla presenza di specialisti in genetica ‒ offrono percorsi di consulenza in grado di indirizzare il paziente a rischio, o presumibilmente a rischio, di sviluppare un tumore ereditario.

“La consulenza genetica, si articola essenzialmente in due fasi – prosegue Antigoni – una consulenza pre-test e una consulenza post-test genetico. Nella fase pre-test, il genetista raccoglie e valuta le informazioni della famiglia ed elabora un albero genealogico. Nel caso in cui la persona rientri nei criteri di eleggibilità, lo specialista la informa sulla possibilità di sottoporsi al test genetico, spiegandone vantaggi e limiti. Nella fase post-test, il genetista spiega il risultato del test e, in caso di positività, offre la possibilità di estenderlo eventualmente ai familiari a rischio, al fine di selezionare i portatori di mutazioni per indirizzarli ad una corretta sorveglianza clinico-strumentale”.

Ma chi è eleggibile per un test genetico e quali sono i limiti del test che una consulenza può aiutare a comprendere? Innanzitutto, sono diversi i criteri di eleggibilità al test che il genetista deve valutare in sede di consulenza genetica: “Tra i criteri che devono essere presi in considerazione – ha aggiunto Antigoni – ci sono casi multipli nella famiglia, più generazioni colpite, esordio precoce (prima dei 50 anni), presenza di più tumori diffusi, manifestazioni non-neoplastiche correlate, insorgenza nel sesso normalmente meno colpito, associazione di specifici tipi di cancro (stessa famiglia o probando), caratteristiche isto-molecolari della neoplasia”.

Quando si parla di test genetici di suscettibilità bisogna porre particolare attenzione alle informazioni date ai pazienti e alla gestione dei risultati ottenuti da questo tipo di test genetici. “Quest’ultimi – ha commentato Antigoni – valutano un eventuale aumento del rischio di insorgenza di neoplasie, per BRCA fino all’80% per la mammella e 40% per l’ovaio. Essere portatori di una mutazione non significa certezza di malattia. Nel caso delle donne BRCA mutate, molto importante è la sorveglianza clinico-strumentale che prevede necessariamente il contributo di una equipe multidisciplinare fino alla possibilità, nei casi limite, di valutare la profilassi chirurgica (mastectomia e/o ovariectomia), tenendo naturalmente in considerazione molteplici aspetti tra cui l’età della paziente. Ad oggi – ha concluso – è inoltre sempre più frequente la richiesta di sottoporre al test genetico pazienti con una diagnosi certa di neoplasia della mammella, prima dell’intervento chirurgico per poterlo modulare in base al risultato”.

 

 

 

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1 Responses to "Tumori ereditari. Il ruolo chiave della consulenza oncogenetica"

  1. Per motivi sia economici sia organizzativi, è impensabile poter prevenire il cancro su vasta scala anche in Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, come il nostro. Possibile invece divulgare l’esistenza del Reale Rischio Congenito, Dipendente dal Terreno Oncologico, diagnosticato con un comune fonendoscopio a partire dalla nascita ed eliminato con Terapia Quantistica Mitocondriale Ristrutturante, utilizzabile da chiunque e poco costosa. Penso a un caso di soggetto BRCA 1 e 2 positivo senza predisposizione al cancro al seno e all’ovaio, ma all’apice del polmone sinistro. Non ha alcun senzo asportare ovaia e mammelle!
    Sergio Stagnaro and Simone Caramel. BRCA-1 and BRCA-2 mutation bedside detection and breast cancer clinical primary prevention. Front. Genet. | doi: 10.3389/fgene.2013.00039. http://www.frontiersin.org/Cancer_Genetics/10.3389/fgene.2013.00039/full [MEDLINE];
    Caramel S., Marchionni M., Stagnaro S. Morinda citrifolia Plays a Central Role in the Primary Prevention of Mitochondrial-dependent Degenerative Disorders. Asian Pac J Cancer Prev. 2015;16(4):1675. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25743850%5BMEDLINE%5D;
    Sergio Stagnaro and Simone Caramel (2013). The Role of Modified Mediterranean Diet and Quantum Therapy in Oncological Primary Prevention. Bentham PG., Current Nutrition & Food Science ISSN (Print): 1573-4013; ISSN (Online): 2212-3881. VOLUME: 9, ISSUE: 1; DOI: 10.2174/1573401311309010011; http://www.benthamscience.com/contents-JCode-CNF-Vol-00000009-Iss-00000001.htm

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