Tumori. Donna, colta, lavoratrice, l’identikit di chi sceglie terapie alternative

terapie alterntive“Si stima che almeno la metà dei pazienti oncologici abbia fatto uso di terapie alternative o complementari” e, nonostante possano nascondere “un ampio spettro di rischi”, “la percentuale è destinata ad aumentare a causa della diffusione delle informazioni su internet”. Ad analizzare la letteratura scientifica in merito a diffusione, benefici supposti e potenziale tossicità delle terapie non convenzionali è un articolo apparso sulla rivista ‘Recenti progressi in Medicina’, condotto da ricercatori del Dipartimento di Oncologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine. Da questionari sottoposti a pazienti statunitensi ed europei emerge che sette volte su 10 il ‘fruitore tipo’ delle Complementary and Alternative Medicine (CAM), è donna, giovane, istruita e lavoratrice. Le fonti di informazione sono amici o parenti nell’87% dei casi, internet e mass media nel 38%, medici solo nel 22%. Nonostante la diffusione, molti pazienti non ne parlano col medico anche perché “la maggior parte degli oncologi ne hanno scarsa conoscenza e meno di un quarto intraprende una discussione in materia”. Le terapie ‘alternative’ – come il metodo Gerson, il veleno di scorpione, il siero di Bonifacio, le terapia Simoncini e Di Bella – “hanno dimostrato di essere inefficaci nella quasi totalità dei casi”, oltre a “nascondere insidie”, poiché ritardano l’accesso alle cure convenzionali. “Dalle terapie ‘complementari’ sono emersi invece segnali di beneficio in trial, sebbene a oggi le evidenze siano ancora limitate”, si legge sull’articolo che riporta quelli che hanno mostrato efficacia: l’agopuntura contro nausea e vomito, ipnoterapia e Reiki per ridurre ansia e dolore, terapia comportamentale per la depressione post intervento, Yoga per migliorare il sonno, Ginseng e guaranà contro la fatigue. “Migliorare la comunicazione” in materia è “cruciale per salvaguardare la salute dei pazienti” anche “con l’obiettivo di allertare sulle tossicità”, concludono gli autori riportando le interazioni tra chemioterapici e sostanze usate come antitumorali, quali te’ verde, soia o liquirizia.

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