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ESMO 2019/Tumore della vescica: immunoterapia e chemio efficaci in prima linea

L’impiego dell’immunoterapia in associazione alla chemio è efficace anche in prima linea nel trattamento del carcinoma della vescica in fase avanzata.

L’evidenza emerge dalla sperimentazione clinica IMvigor130, il primo studio di fase III a mostrare risultati positivi dell’inibitore di checkpoint atezolizumab nel carcinoma vescicale in fase avanzata.

La sperimentazione, di cui ha parlato Enrique Grande del MD Anderson Cancer Center di Madrid, è stata presentata al Congresso ESMO di Barcellona.

Nello studio sono stati coinvolti 1.213 pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico mai trattati prima. Dai risultati è emerso che la sopravvivenza libera da progressione della malattia (PFS) media è stata di 8,2 mesi tra i pazienti trattati con la combo atezolizumab/chemio contro 6,3 della chemioterapia da sola.

In un’analisi ad interim, inoltre, sono stati osservati risultati incoraggianti, sebbene ancora non statisticamente significativi, anche in termini di sopravvivenza globale (OS) rispetto alla sola chemio in una popolazione intention-to-treat, con 16 mesi di OS per la combo contro 13,4 per la chemio da sola.

Infine, il profilo di sicurezza dei pazienti trattati con atezolizumab in associazione a chemioterapia è apparso coerente con i profili di sicurezza noti dei singoli farmaci e non sono stati evidenziati nuovi problemi con la loro combinazione.

“Dopo un’assenza di novità in campo terapeutico per circa 25 anni, negli ultimi tre anni le nuove terapie hanno modificato l’approccio terapeutico – spiega Sergio Bracarda, direttore dell’oncologia medica dell’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni -. Il problema principale associato all’uso della chemio è che, mediamente, i pazienti con tumore della vescica sono anziani, hanno comorbidità di diverso tipo e per questo è difficile dare loro il miglior trattamento possibile, ma i risultati iniziali dello studio IMvigor130 riconfermano l’importante ruolo del sistema immunitario nel controllo anche di questa neoplasia e dimostrano, a fronte di una buona tolleranza della combinazione, la possibilità di integrare risorse terapeutiche diverse nell’ottica di una sempre maggiore personalizzazione delle scelte”.

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