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Tumore del polmone: sviluppato test per riconoscere pazienti trattabili con immunoterapia

Individuare i pazienti con tumore del polmone in stadio avanzato che possono beneficiare dell’immunoterapia grazie a test su microRNA circolanti. A riuscirci per la prima volta è stato un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano con uno studio pubblicato su Clinical Cancer Research.

Lo studio
“Ad oggi l’unico indicatore predittivo di risposta a nostra disposizione – spiega Mattia Boeri, ricercatore presso l’Unità di Genomica Tumorale guidata da Gabriella Sozzi e primo firmatario dello studio – è la valutazione dell’espressione di PD-L1 sul tessuto tumorale, ma ha molti limiti. Da qui l’esigenza di trovare ulteriori biomarcatori che permettano di identificare soltanto chi effettivamente possa trarre beneficio dall’immunoterapia”.

L’utilizzo dei nuovi farmaci, inibitori dei cosiddetti checkpoint immunitari, cioè le molecole che rendono le cellule tumorali ‘invisibili’ alle cellule del sistema immunitario, ha migliorato drasticamente la prognosi di molti tumori. In particolare questi farmaci (anti-PD-1 e anti-PD-L1) oggi sono in grado di prolungare la sopravvivenza dei pazienti con tumore al polmone anche in stadio avanzato, ma con benefici che però non riguardano tutti i malati. Allo stato attuale, infatti, si ottiene una risposta a lungo termine solo nel 20-25% dei casi.

Il test che è stato utilizzato nello studio, condotto col sostegno di AIRC, è il ‘MicroRNA Signature Classifier’ (MSC), basato su prelievi ematici. “E’ stato precedentemente sviluppato in Istituto per identificare precocemente la neoplasia polmonare ed in particolare la sua forma più aggressiva – continua Boeri – e ha confermato il suo valore prognostico: solo quando lo si combina con l’espressione di PD-L1 è in grado di identificare un gruppo di pazienti che non rispondono ai farmaci immunoterapici. I risultati che abbiamo ottenuto – conclude – sono solo un primo step. Ora sono necessari studi più ampi e possibilmente randomizzati per stabilirne la reale efficacia ed individuare valide alternative terapeutiche”.

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