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Tumore avarico: scoperta una ‘firma molecolare’ per individuare le recidive

ovaio policisticoSi chiama “MiROvaR” ed è una “firma molecolare” del carcinoma ovarico, in grado di identificare in modo accurato il rischio di ricaduta delle pazienti sin dal momento della diagnosi. A individuarla i ricercatori della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori, coordinati da Delia Mezzanzanica, che hanno analizzato i microRNA – piccole molecole la cui funzione è quella di regolare l’espressione di molti geni e quindi il comportamento delle cellule – per caratterizzare il carcinoma ovarico.

La ricerca, pubblicata su The Lancet Oncology, è stata possibile grazie alle competenze biomolecolari, bioinformatiche e cliniche dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in collaborazione con il Dipartimento di Oncologia Sperimentale e Medicina Molecolare, con la struttura di Chirurgia Ginecologica e con altri centri italiani di eccellenza tra cui il Cro di Aviano e l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli. Lo studio è stato finanziato dall’Airc e dalla Fondazione Cariplo.

MiROvaR è stato sviluppato partendo dall’analisi di campioni di carcinoma ovarico raccolti dal gruppo “Mito” (gruppo multicentrico italiano per il disegno di trial clinici di tumori ginecologici) il cui presidente, Sandro Pignata, sottolinea la necessità di individuare per questa patologia predittori di prognosi clinicamente utili: “La sua efficacia nel prevedere il rischio di ricaduta di malattia – afferma – è stata verificata complessivamente in quasi 900 casi di carcinoma ovarico mettendo a disposizione della comunità scientifica internazionale la più ampia collezione di dati sull’espressione di microRNA al momento disponibile per questa patologia”.

Il carcinoma ovarico è un tumore poco frequente ma ad elevata mortalità. E’ di difficile diagnosi, è caratterizzato da un’elevata eterogeneità sia patologica sia molecolare e tende a ripresentarsi dopo la chemioterapia, sviluppando resistenza ai trattamenti farmacologici. Rimane la prima causa di morte dei tumori di tipo ginecologico. Negli ultimi anni si stanno studiando le sue caratteristiche molecolari per capire al momento della diagnosi quali siano i tumori più aggressivi, cioè quelli che diventano resistenti alla chemioterapia e recidivano più rapidamente, per migliorare il loro trattamento.

“L’identificazione precoce delle pazienti ad alto rischio di ricaduta di malattia – conclude Mezzanzanica – permetterà di inserirle in protocolli di trattamento più aggressivi, così da colpire il tumore in modo più deciso e ritardarne o bloccarne la ripresa. L’impiego di MiROvaR nella pratica clinica potrà comunque avvenire solo a seguito di ulteriori verifiche della sua precisione predittiva”.

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