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Tumore al seno: dopo terapia standard, meglio continuare con l’adiuvante

(Reuters Health) – Molte donne sottoposte per almeno cinque anni a terapia ormonale per il trattamento del cancro mammario allo stadio iniziale possono incorrere nella comparsa di nuovi tumori maligni anche dopo vent’anni dalla prima diagnosi. A dirlo un recente metanalisi statunitense pubblicata dal New England Journal Medicine.

Lo studio
I ricercatori hanno preso in esame i dati di ben 88 studi clinici che hanno coinvolto oltre 62.000 donne con tumori sensibili ai recettori estrogenici (ER). Dopo che i tumori ER-positivi erano stati trattati con terapie standard come chirurgia, radioterapia o chemioterapia, le pazienti sono state sottoposte per cinque anni a una terapia a base di ormoni orali giornalieri, come gli inibitori dell’aromatasi. L’obiettivo della terapia adiuvante era quello di distruggere eventuali cellule tumorali ancora presenti e non uccise con il trattamento iniziale. Tutte le donne erano libere da malattia quando hanno completato i cinque anni di terapia adiuvante ormonale.

I risultati
Nei successivi 15 anni, tuttavia, l’analisi ha rilevato che il cancro è comparso di nuovo nel 41% delle donne che erano ad alto rischio, vale a dire con tumori più grandi, che si erano diffusi ad altri tessuti o organi oltre la mammella. E persino le donne a rischio più basso, che all’inizio presentavano tumori piccoli non diffusi ai linfonodi o ad altre parti del corpo, avevano ancora il 10% di probabilità di incorrere in una recidiva. “Sappiamo che la terapia adiuvante a base di ormoni per cinque anni riduce sostanzialmente il rischio di recidiva e mortalità – ha detto l’autore senior dell’ampia revisione, Daniel Hayes del Comprehensive Cancer center dell’Università del Michigan ad Ann Arbor – Adesso abbiamo prove forti che proseguire la terapia ormonale oltre i cinque anni aiuta a ridurre o a sopprimere le recidive e la mortalità”. Gli autori, considerati i risultati dello studio, hanno concluso che le donne con carcinoma mammario ER-positivo dovrebbero prendere in considerazione l’idea di continuare la terapia ormonale adiuvante oltre i cinque anni standard.
“Le cellule maligne del cancro mammario possono spostarsi dal tumore primitivo ai linfonodi e circolare in tutto il corpo pur senza essere rilevabili con i metodi attuali di screening, e nel tempo queste cellule tumorali circolanti possono attaccare altri organi del copro e questo è quello che avviene quando si scopre una recidiva”,  speiga Albert Farias, ricercatore in oncologia presso la Keck School of Medicine dell’University of Southern California a Los Angeles. Le donne necessitano di controlli regolari – conclude Alana Biggers, ricercatrice alla Università dell’Illinois – Se una donna è ad alto rischio di cancro mammario, come le donne con mutazioni geniche, potrebbe avere bisogno sia di mammografie, sia di risonanza magnetica al seno”

Fonte : New England Journal Medicine

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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