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Trapianto microbiota fecale: se da donatore magro migliora sensibilità all’insulina

(Reuters Health) – Il trapianto del microbiota fecale (FMT – Fecal Microbiota Transplant) da un donatore magro migliorerebbe, per un certo periodo di tempo, la sensibilità all’insulina in pazienti obesi con sindrome metabolica. È quanto ha evidenziato uno studio coordinato da Max Nieuwdorp dell’Università di Amsterdam, in Olanda. I risultati sono stati pubblicati da Cell Metabolism.

Lo studio
Nieuwdorp e colleghi avevano già dimostrato in uno studio pilota che il trapianto di microbiota fecale da donatore magro nei maschi obesi con sindrome metabolica era associato a un miglioramento del metabolismo del glucosio e all’alterazione della composizione del microbiota intestinale. Questa volta, i ricercatori olandesi hanno studiato l’effetto a breve e a lungo termine del FMT sulla composizione del microbiota intestinale e in relazione alla resistenza all’insulina, in un gruppo più ampio composto da 38 pazienti obesi sempre affetti da sindrome metabolica. Dall’inizio dello studio a sei settimane dopo il trapianto, la sensibilità all’insulina a livello periferico era migliorata passando da 25,8 a 28,8 micromoli/kg/min. Mentre un trapianto autologo, ovvero con microbiota prelevato dal paziente stesso, non avrebbe avuto effetti sulla sensibilità all’insulina. Anche i livelli di emoglobina A1c sono leggermente scesi nel gruppo che riceveva il microbiota da un donatore magro, mentre altri parametri metabolici non sarebbero variati. A 18 settimane, però, né le donazioni singole, né quelle ripetute da donatori magri avrebbero influenzato in modo significativo la sensibilità all’insulina epatica o periferica. Dai risultati è anche emerso che il trapianto da donatore magro sarebbe associato con un aumento significativo dei livelli di acetato, che sarebbero inversamente correlati alla resistenza all’insulina.

I commenti
“Sulla base dei nostri risultati riteniamo che il microbiota intestinale svolga un ruolo minore, ma significativo, nel metabolismo del glucosio”, commenta Health Nieuwdorp. “Inoltre, siamo stati in grado di dimostrare che possiamo prevedere sulla base di un campione fecale, chi risponderà a un trapianto da un donatore magro e chi no. E questo potrebbe aiutare a progettare futuri studi per interventi mirati”.Secondo Amir Zarrinpar dell’Università della California di San Diego, “sulla base di studi precedenti si pensava che il trapianto di microbiota fecale potesse indurre importanti cambiamenti metabolici nel ricevente. Tuttavia, è deludente il fatto che i cambiamenti relativi alla sensibilità all’insulina non siano stati evidenziabili su misure clinicamente significative, come il peso, l’emoglobina A1c o i livelli basali di glucosio”. Inoltre, dal momento che, come dichiarato dagli stessi autori, il trapianto è stato l’unico intervento fatto su questi pazienti, “non è chiaro se il FMT in associazione a interventi comportamentali come la restrizione calorica o il consiglio di seguire una dieta salutare, possa avere effetti maggiori o più duraturi, portando anche a cambiamenti clinicamente significativi nei valori del diabete”.

Fonte: Cell Metabolism

Will Boggs

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

 

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