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Tornado sottovalutati: il rischio è reale anche per l’Italia

Anche l’Europa non è priva da rischi. I continui cambiamenti climatici, uniti ad altri fattori, fanno sì che il rischio di tornado si faccia sentire anche al di qua dell’oceano e non solo negli stati Uniti. In particolare l’Italia settentrionale è uno dei paesi più a rischio, insieme con Gran Bretagna e Germania. Lo spiegano sul Bulletin of the American Meteorological Society i metereologi dell’Università di Manchester, in quello che è il primo calcolo dei danni provocati dai tornado nel continente europeo.

I numeri e i rischi dei tornado
Grazie all’analisi dei rapporti dal 1950 al 2015 dello European Severe Weather Database (Eswd), i ricercatori hanno calcolato che i tornado in Europa hanno causato circa 1 miliardo di euro di danni, oltre 300 morti e più di 4.400 feriti. Tra il 1950 e il 2015, sono stati segnalati ben 5.478 tornado in 42 paesi europei, e la stagione in cui avvengono è da maggio ad agosto, con il picco a luglio. Anche se Italia, Regno Unito e Germania sono stati i paesi più a rischio, è nell’Europa più orientale e meridionale che i tornado hanno avuto l’impatto sociale maggiore, visto che il numero dei feriti è stato doppio e quello delle vittime triplo.

“L’attuale minaccia di tornado in Europa non viene pienamente riconosciuta. Pochi servizi meterologici hanno sviluppato e mantenuto delle banche dati su questi fenomeni e ancora meno hanno emesso degli allerta”, commenta Bogdan Antonescu, coordinatore dello studio. I ricercatori vogliono aumentare la consapevolezza su questa minaccia, sottovalutata dal pubblico, i servizi di emergenza e i governi. “I tornado colpiscono anche l’Europa e hanno causato migliaia di feriti, centinaia di morti e moltissimi danni”, continua.

La loro reale magnitudo è però sconosciuta per la mancanza di dati, anche se non sempre è stato così. Prima della Seconda Guerra Mondiale, la ricerca sui tornado in Europa era più attiva che negli Stati Uniti. L’interesse è calato dopo il 1950, e i dati non sono stati quasi più raccolti dai servizi meteorologici nazionali, ma fuori, ed è una situazione che tuttora persiste in Europa.

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