Terapie intensive 17 regioni oltre soglia critica

Il numero di regioni che riempiono le terapie intensive di malati Covid oltre la soglia critica: sono ormai 17, ben 7 in più rispetto a una settimana fa. E siamo vicini ai 4.000 pazienti Covid ricoverati in rianimazione, ovvero il dato massimo raggiunto nella prima ondata, che all’epoca però erano concentrati nel nord del Paese. Mentre gli anestesisti precisano: molte delle terapie intensive annunciate sono solo su carta ma preoccupa soprattutto la carenza di rianimatori.

A mostrare una criticità diffusa da nord a sud della penisola è  il monitoraggio dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas), aggiornato con dati del 17 novembre. Mostrano infatti come sia occupato da pazienti Covid il 42% dei posti in terapia intensiva in Italia, ovvero il 12% oltre la soglia critica del 30%. Un dato che ormai riguarda ben 17 regioni e province autonome su 21: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, P.A. Bolzano, P.A. Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta. I posti nei reparti di medicina occupati da pazienti Covid, invece, sono il 51% a livello nazionale, rispetto a una soglia critica del 40% superata, in questo caso, da 15 regioni, a fronte delle 12 di 7 giorni prima: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, P.A. Bolzano, P.A. Trento, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta.

“Di morti – afferma Massimo Galli, direttore dell’Istituto di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano – ne vedremo ancora tanti” perché “le infezioni avvenute nei giorni scorsi ancora producono effetti e siamo pericolosamente vicini alla soglia dei 4000 pazienti in rianimazione. Ma purtroppo le terapie intensive si svuotano più con i decessi che per le guarigioni”.

“Assistiamo oggi – spiega Alessandro Vergallo, presidente Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi-Emac) – a quanto prevedevamo dai primi di ottobre, quando abbiamo iniziato a dire che la curva dei casi iniziava crescere in modo esponenziale. Con l’introduzione delle restrizioni, è diminuita l’accelerazione della crescita dei casi, e nelle terapie intensive ci aspettiamo di vederne l’effetto tra una decina di giorni”. Di fatto, la fatica nei reparti di rianimazione cresce e c’è anche “un divario tra posti in rianimazione annunciati e quelli reali: rispetto ai 5.000 pre Covid ne contiamo realmente non più di 8.000, lontani dai 10.000 di cui parla il Commissario Arcuri. In particolare – aggiunge Vergallo – in alcune regioni come la Calabria, molti dei posti annunciati sono poco più di un cantiere e preoccupa soprattutto la carenza di specialisti. Stiamo saltando riposi, facendo turni più lunghi. Ma limitarsi a moltiplicare i posti in terapia intensiva non è la soluzione perché siamo troppo pochi”.

Lo conferma Mario Riccio, già anestesista di Piergiorgio Welby, primario di rianimazione a Casalmaggiore (CR) e consigliere dell’Associazione Luca Coscioni: “se le attrezzature e i posti letto sono di facile reperibilità, la forza lavoro non è acquistabile o formabile nel breve termine e la pressione in questo caso è diventata insostenibile”. In Italia ci sono circa 18.000 anestesisti e, di questi, 14.500 lavorano in ospedali pubblici. Nelle aree di maggiore sofferenza, conclude, “occorre coinvolgere nel pubblico anche il personale delle strutture private minori”.

Di Livia Parisi

Credit foto: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com

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