Studio italiano: i virus corrono sui telefoni degli studenti delle professioni sanitarie

(Reuters Health) – I telefoni cellulari potrebbero essere una fonte non riconosciuta di trasmissione virale, anche del SARS-CoV-2. A suggerirlo è uno studio italiano. guidato da Gian Loreto D’Alò, dell’Università Tor Vergata di Roma e pubblicato daTravel Medicine and Infectious Disease.

I ricercatori hanno intervistato studenti delle professioni sanitarie che svolgono a Roma i loro tirocini formativi in reparto. I dati sono stati raccolti nell’anno accademico 2018-2019.

101 studenti su 108, pari al 93%, hanno riferito di aver usato lo smartphone durante il tirocinio; solo 16 su 108 hanno dichiarato di aver indossato i guanti per parlare al telefono e solo due su 16 hanno riferito di averli cambiati a questo scopo.

Nell’anno accademico successivo, 2018-2020, i ricercatori hanno intervistato un altro gruppo di studenti. Degli 83 intervistati, l’89% ha dichiarato di aver usato lo smartphone nel corso della formazione in reparto, 10 hanno riferito di aver usato i guanti e nove di aver cambiato i guanti.

“Nel nostro lavoro abbiamo osservato che, su 108 studenti di professioni sanitarie, quasi tutti, il 93%, usavano il telefonino in reparto, ma solo l’11% di questi, che lo faceva indossando guanti, ha dichiarato di averli cambiati”, sottolinea D’Alò. “Nel nostro campione, solo il 3% ha dichiarato di pulire quotidianamente le superfici dei telefonini”.

“Queste abitudini potrebbero ridurre o annullare l’effetto delle procedure di igienizzazione delle mani, perché le mani, anche se precedentemente decontaminate, possono tornare a esserlo a causa dei microrganismi presenti sul dispositivo”, scrivono D’Alò e colleghi.

Tutto questo è particolarmente importante nell’era COVID-19, tanto che le compagnie telefoniche hanno rilasciato linee guida su come disinfettare correttamente i telefoni. Gli stessi autori suggeriscono che per igienizzare i telefoni basta usare salviette a base di alcool o spray contenenti almeno il 70% di alcool.

Fonte: Travel Medicine and Infectious Disease
Linda Carroll
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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