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Sonno: se lo “regolano” i genitori, ragazzi più riposati

(Reuters Health) – Secondo le linee guida canadesi sul sonno e la salute, i bambini di età compresa tra i 5 e i 13 anni dovrebbero dormire per almeno nove e gli adolescenti dai 14 ai 17 anni per almeno otto ore. Tuttavia queste raccomandazioni sono spesso trascurate da figli e genitori. Per questi motivi alcuni ricercatori del Public Health Ontario di Toronto, guidati da Heather Manson, hanno esaminato i dati di un sondaggio su 1.622 genitori con almeno un figlio di età compresa tra i 5 e i 17 anni. La ricerca evidenziato che i  ragazzi avevano il 59% in più di probabilità di soddisfare le raccomandazioni delle linee guida nei giorni feriali se i loro genitori applicavano un programma di regole ben definito. A seconda dell’età del ragazzo, la percentuale di genitori che ne dichiarava l’aderenza alle linee guida sul sonno, variava da circa il 68% al 93% nei giorni feriali e dal 49% all’86% nei fine settimana. In particolare si è visto che il numero di bambini che hanno ottenuto la quantità minima di sonno raccomandato è aumentata in quella dai 5 ai 9 anni, ma poi è diminuita nella fascia dai 10 a 17 anni.

Adolescenti più “variabili”
I ragazzi di 15 anni hanno mostrato la maggiore variazione tra i giorni feriali e quelli del fine settimana, con il 38% in meno di ragazzi che dormivano il tempo minimo consigliato durante i fine settimana rispetto a quanto facevano nei giorni feriali. Va aggiunto che complessivamente il 94% dei genitori ha riferito di incoraggiare il proprio figlio ad andare a dormire in un momento specifico e circa l’84% ha riferito di far rispettare le regole del sonno. Lo studio ha sostanzialmente dimostrato che l’applicazione delle regole è più efficace dei semplici promemoria anche dopo aver corretto i dati per altri fattori confondenti, come l’età e il sesso del bambino, il reddito familiare, l’istruzione genitoriale e altre regole come la limitazione del tempo davanti allo schermo della TV o dell’uso di PC e smartphone in camera da letto.

Fonte: BMC Public Health

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

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