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Sonno: durante una regata 2 ore di riposo e 2 di veglia per gestire lo stress

Due ore di sonno e due di veglia: questa sarebbe la formula ottimale per gestire il sonno e lo stress durante una regata. A rivelarlo sono i risultati del progetto progetto ‘151 e una notte’, coordinato da Ugo Faraguna professore di Fisiologia Umana dell’Università di Pisa, che insieme al suo gruppo, ha analizzato la gestione del sonno degli equipaggi dell’appuntamento velico ‘151Miglia-Trofeo Cetilar’. Dallo studio infatti è emerso che per ogni ora di sonno in più che si aggiunge, il piazzamento medio peggiora di 16 posizioni.

“Le regate sono un laboratorio ideale per studiare il sonno e i suoi ritmi in situazione di stress – spiega Ugo Faraguna – per analogia i risultati che otteniamo possono essere applicati in molte altre situazioni, anche per migliorare la performance lavorativa in ambienti professionali a ciclo continuo come fabbriche e ospedali”.

La ricerca ha analizzato il sonno di 165 equipaggi, in media otto velisti per imbarcazione, che hanno partecipato al ‘151 Miglia-Trofeo Cetilar’ nel 2019 con una notte intera di navigazione. Ora ci sono i risultati. “Una competizione che dura più giorni di navigazione continua, notte e giorno – ha detto Ugo Faraguna – mette a dura prova l’attenzione, la lucidità e la capacità di lavorare in stretta sinergia con gli altri membri dell’equipaggio; per questo motivo un’accurata valutazione della qualità del sonno risulta intuitivamente essenziale per comprendere quali possono essere le strategie vincenti che impattano positivamente sulla performance”.

I ricercatori dell’Università di Pisa hanno quindi sottoposto i membri degli equipaggi a un questionario per stabilire, anche sulla base poi del risultato della gara, quale delle strategie messe in atto – i turni di sonno veglia andavano da due a quattro ore – fosse la migliore. Per questioni statistiche sono state invece scartate le situazioni estreme, cioè gli equipaggi che sono rimasti sempre svegli e quelli con i turni di una sola ora, troppo poco per entrare nelle fasi profonde del sonno.

“I turni di due ore sono risultati la strategia vincente – ha concluso Faraguna – chi ha dormito di più ha fatto peggio in classifica. I turni di quattro ore sono risultati infatti associati ad un piazzamento peggiore. Possiamo speculare che questo sia legato al concetto di inerzia del sonno: più si dorme, più tempo ci vuole per essere operativi al risveglio. Questa prima esperienza ci impone di continuare ad indagare. Il prossimo anno ci piacerebbe studiare i tempi di reazione durante tutta la regata, a chi vorrà aderire all’evoluzione di “151 e una notte, seconda edizione”.

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