Sclerosi Multipla e vaccini anti-Covid: gli esperti rassicurano su risposta immunitaria nei pazienti in trattamento

“Un lockdown nel lockdown”. Così alcuni pazienti con Sclerosi Multipla hanno descritto la propria condizione ai tempi della pandemia da coronavirus. Perché una considerazione così netta e dura? Perché la persona che convive con questa patologia autoimmunitaria è un soggetto fragile che ha dovuto, e deve tutt’ora, difendersi con maggiore attenzione rispetto a tutti gli altri dal rischio di contrarre l’infezione da Sars-CoV-2. Se nella prima fase di pandemia l’arma migliore è stata il limitare al minimo in contatti interpersonali, ora sono senza dubbio i vaccini. Proprio della vaccinazione anti-Covid in questi pazienti abbiamo parlato nel corso dell’Impact Factor di Popular Science “Sclerosi Multipla e vaccini anti-Covid: gli esperti rassicurano su risposta immunitaria nei pazienti in trattamento” grazie al contributo del Professor Diego Centonze, Direttore dell’UOC di Neurologia, IRCCS Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli e del Professor Claudio Gasperini – Direttore UOC Neurologia e Neurofisiopatologia, San Camillo Forlanini di Roma.

È bene chiarire subito che “la sclerosi multipla non costituisce una controindicazione alla vaccinazione per Covid e al contrario l’infezione da Covid-19 può assumere un decorso clinico più aggressivo in alcuni pazienti con SM per esempio in relazione al loro grado di disabilità”, ha precisato il Prof. Centonze. Inoltre, “i pazienti con SM non sono più a rischio di contrarre l’infezione da Sars-CoV-2 rispetto alla popolazione generale – ha aggiunto il Prof. Gasperini – ma è chiaro che il paziente con sclerosi multipla anziano, con forme progressive, con comorbidità ha, come la popolazione generale, un aumentato rischio infettivo”. Per scongiurare l’infezione dunque l’arma migliore è proprio la vaccinazione.

Detto ciò occorre fare delle riflessioni precise. “La sclerosi multipla è una patologia autoimmunitaria in cui però i pazienti non sono immunodepressi e quindi la loro efficienza nel rispondere alle vaccinazioni è ben nota non solo per il vaccino anti-covid, ma anche per tutti i vaccini”, ha sottolineato Gasperini. “È chiaro che per quanto riguarda la correlazione di efficacia della vaccinazione rispetto ad alcuni farmaci bisogna fare una riflessione. I farmaci ad azione immunosoppressiva possono ridurre l’efficacia anticorpale anche se sappiamo che la risposta cellulo-mediata può invece essere efficiente e quindi garantire al paziente un certo grado di sicurezza sia per rischio infettivo sia per evoluzione peggiorativa della malattia”.

La risposta immunitaria

Come spiegato da Diego Centonze, “la produzione di anticorpi è soltanto una componente della risposta immunitaria. Il nostro sistema immunitario ha molti modi per risolvere lo stesso problema esattamente come un esercito può vincere una battaglia anche se, per esempio, non dispone di arcieri specializzati. Ecco, gli anticorpi – ha proseguito l’esperto – sono esattamente come le frecce scagliate da lontano contro il nemico mentre lo si affronta contemporaneamente sul campo. Disporre di più mezzi per aggredire il nemico garantisce al sistema immunitario una grande versatilità e plasticità che gli permette per esempio di perfezionare ancora di più un tipo di risposta protettiva”.

Associare la risposta immunitaria esclusivamente alla produzione di anticorpi è dunque un errore. “Sicuramente questa è la componente della risposta immunitaria che meglio riusciamo a studiare in laboratorio perché possiamo misurare i livelli di anticorpi molto facilmente nel sangue circolante, ma ci sono metodiche per valutare anche la risposta cellulo-mediata”, ha spiegato ancora Centonze. “Questa è la risposta appannaggio dei linfociti T che non lanciano a distanza le loro armi, ma le tengono ben strette e quindi abbiamo più difficoltà a valutare l’efficienza di queste armi proprio perché non vengono liberate e non sono facilmente accessibili nel sangue periferico. Tra risposta cellulo-mediata e risposta anticorpo-dipendente è la prima a garantire il maggior livello di protezione contro le infezioni. Quindi se dovessimo tentare di fare una gradazione di rilevanza tra risposta T e risposta B probabilmente è la risposta T quella che è prevalente e che è importante conservare nella risposta contro virus e batteri”.

Vaccinazione anti-Covid e trattamenti

In base alle terapie a cui è sottoposto un paziente con sclerosi multipla è necessario fare alcuni distinguo. “In alcuni studi attualmente in corso, e in altri già conclusi e pubblicati, viene valutato esattamente quanto è in grado un paziente trattato con determinati farmaci di attivare una risposta non solo anticorpale ma anche cellulo-mediata”, ha detto Claudio Gasperini. “Dai risultati di uno studio che stiamo conducendo in collaborazione con l’Ospedale Spallanzani di Roma sta emergendo come alcuni pazienti trattati ad esempio con farmaci anti CD20, cioè farmaci che in modo specifico colpiscono le cellule B, hanno la possibilità di attivare una risposta cellulo-mediata legata ai linfociti T. Questo ci rincuora moltissimo perché suggerisce che tutti i pazienti affetti da sclerosi multipla devono essere vaccinati perché in qualche maniera il vaccino li protegge non solo da un minor rischio infettivo, ma soprattutto li protegge da un eventuale Covid-19 peggiorativa”, ha proseguito l’esperto.

Inoltre, “noi sappiamo che per alcuni farmaci non c’è nessuna interazione con i vaccini e non c’è nessuna perdita di efficacia della vaccinazione e parlo in particolare dei farmaci di prima linea, ad azione prevalentemente immunomodulante. Per altri farmaci ad azione più specificatamente immunosoppressiva ci sono delle indicazioni che ci sottolineano come non ci sia un impatto nel ridurre la risposta della vaccinazione, per esempio come la cladribina. Per altri ancora, e in particolare i farmaci anti CD20 cioè farmaci che possono impattare sulle cellule B, si suggerisce di allontanare la vaccinazione rispetto all’ultima infusione, in particolare a 3 mesi di distanza. Questo perché si cerca di ottimizzare l’efficacia della risposta vaccinale. Lo stesso dicasi per l’inizio del trattamento dopo la vaccinazione che andrebbe cominciato a distanza di 4-6 settimane dall’assunzione di terapie immunosoppressive. Non è comunque una regola fissa e il timing deve essere condiviso con il paziente e il neurologo curante in relazione anche alla gravità della malattia”, ha concluso Gasperini.

Gli effetti collaterali

“Per quanto riguarda gli effetti collaterali”, ha poi aggiunto il Prof. Centonze, “non c’è motivo di pensare che gli effetti collaterali al vaccino nei pazienti con Sclerosi Multipla siano superiori rispetto a quelli attesi nella popolazione generale che, come sappiamo, variano da vaccino a vaccino” e questo vale sia per quelli comuni sia per quelli più rari. “Ciò che va segnalato è che quando compare la febbre, alcuni pazienti con sclerosi multipla possono andare incontro ad un transitorio aggravamento dei sintomi preesistenti che però non vanno confusi con una ricaduta di malattia”, ha concluso l’esperto.

In conclusione quindi possiamo evincere che la vaccinazione anti-Covid nei soggetti con Sclerosi Multipla è sicura, non genera ricadute o riacutizzazioni, come al contrario potrebbe invece fare l’infezione da Sars-CoV-2. E non solo efficacia e sicurezza, ma anche risposta immunitaria durante il trattamento: la vaccinazione va fatta anche per questo perché non impatta né sulla produzione di anticorpi e né, soprattutto, sull’attivazione della risposta cellulo-mediata legata ai linfociti T.

Marzia Caposio

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