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Schizofrenia. Alcuni sintomi migliorano dimezzando antipsicotici?

(Reuters Health) – Una recente ricerca cinese dimostra che la riduzione delle dosi di risperidone e olanzapina potrebbe migliorare la funzione cognitiva e i sintomi negativi nei pazienti con schizofrenia stabile.

La premessa
“Quale sia il dosaggio ottimale durante la fase di mantenimento della patologia è ancora controverso, e le raccomandazioni differiscono nelle diverse linee guida- afferma Yuping Ning della Guangzhou Medical University in Cina – Irisultati ottenuti dimostrano che un’attenta riduzione della dose di antipsicotici può aiutare i pazienti con schizofrenia stabile a migliorare il sintomo negativo e la funzione cognitiva”.

Lo studio
Ning e i suoi colleghi hanno somministrato a 75 pazienti adulti con schizofrenia stabile, a random,  risperidone (4 mg o più al giorno) o olanzapina (10 mg o più al giorno) o a metà dosaggio a dosaggio classico.un anno, i pazienti a cui era stata dimezzata la dose di antipsicotico presentavano un minor numero di sintomi negativi e una migliore performance cognitiva senza un aumento del rischio di recidiva, scrivono i ricercatori sul Journal of Psychopharmacology. questi pazienti che assumevano metà dosaggio è stato osservato un netto miglioramento sututte le scale di valutazione (sintomi negativi, effetti collaterali extrapiramidali, velocità di elaborazione, memoria di lavoro, funzioni della batteria cognitiva).

Alti dosaggi, tra timori e bad practice
“Questo studio è di supporto alla maggior parte delle scoperte in letteratura – afferma Russell L. Margolis, psichiatria al Johns Hopkins Medicine di Baltimora – I risultati forniscono ulteriori prove che, in media, alte dosi di antipsicotici possono essere inutili e persino dannose. C’è una forte tendenza nei pazienti ospedalizzati, almeno negli Stati Uniti, ad una rapida escalation delle dosi antipsicotiche portate a livelli relativamente elevati, in quanto si vuole a tutti i costi ridurre la degenza ospedaliera e i medici temono che un sottodosaggio possa ritardare le dimissioni”. Quando i medici affrontano un paziente acuto, si sentono comprensibilmente motivati ​​ad agire, aumentando la dose di farmaco, ma in realtà concedere semplicemente più tempo con una dose più bassa per raggiungere l’effetto voluto può essere ugualmente efficace nella maggior parte dei pazienti. Una volta che il paziente è in cura ambulatoriale ed è ragionevolmente stabile, i medici ambulatoriali sono riluttanti a ridurre le dosi per paura di scatenare una ricaduta.

Fonte: J Psychoparmacol
di Lorraine L. Janeczko

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

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