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Schizofrenia, patologia del neurosviluppo, non neurodegenerativa

(Reuters Health) – La schizofrenia sarebbe un disturbo attinente al neurosviluppo piuttosto che neurodegenerativo. Dunque, i deficit di controllo cognitivo non sono il risultato del deterioramento cerebrale. A suggerirlo è un recente studio pubblicato da JAMA Pshychiatry e guidato da Tara Niendam, dell’Università della California Davis, a Sacramento.

Lo studio
I ricercatori americani hanno condotto uno studio con risonanza magnetica funzionale (fMRI) su pazienti con schizofrenia a esordio recente e su controlli sani, di età compresa tra i 12 e 25 anni. I due gruppi hanno fatto registrare delle differenze nel numero di scansioni di follow-up eseguite, 62,4% per il gruppo di controllo contro 36,8% per quello dei pazienti con schizofrenia, nel sesso, con le donne in percentuale maggiore nel gruppo di controllo, 50,5% contro 16,1%, e a livello di etnia. I partecipanti hanno completato valutazione cliniche e misurazioni fMRI a sei, 12 e 24 mesi.

I risultati

Il team ha preso in considerazione 180 partecipanti, di cui 87 pazienti con schizofrenia e 93 senza. Rispetto ai controlli, i pazienti con schizofrenia hanno mostrato una ridotta attivazione a livello bilaterale nella corteccia prefrontale dorso-laterale e nella corteccia parietale. Tuttavia, i deficit comportamentali e funzionali nel controllo cognitivo sono stati uguali tra i due gruppi, senza evidenze di deterioramento del funzionamento della corteccia prefrontale.

Un”età di insorgenza più giovane non è stata associata a cognizione ridotta. Infine, i pazienti che assumevano farmaci hanno fornito prestazioni significativamente migliori rispetto al gruppo non trattato, a livello di misure funzionali, ma significativamente peggiori rispetto al gruppo di controllo.

I commenti
L’implicazione clinica dei risultati “è la parte più interessante dello studio”, osserva l’autrice Niendam. “Questi risultati mostrano che il cervello dei giovani con psicosi ha un progresso normale senza evidenza di deterioramento: un risultato positivo”.

Secondo Sophia Frangou, della Icahn School of Medicine al Mount Sinai di New York, “ci sono stati numerosi studi di imaging nella schizofrenia del primo episodio, alcuni con lunghi follow-up. L’opinione generale  è che gli individui che continuano a sviluppare schizofrenia sono in ritardo rispetto alle traiettorie di sviluppo dei giovani sani e questo ritardo è maggiore per le funzioni di ordine superiore, come il funzionamento della memoria. C’è anche evidenza di una diminuzione di tali funzioni dopo l’inizio, ma nella maggior parte dei pazienti non si osserva alcun ulteriore deterioramento, almeno nel follow-up a breve termine, a due anni. Questo studio conferma in gran parte queste previsioni”.

Fonte: JAMA Psychiatry 2018
Marilynn Larkin
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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