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Salute e povertà: con la crisi niente cure

soldi cureCon la crisi anche le cure mediche sono in discesa. Diminuiscono infatti gli italiani che si curano e aumentano anche i rischi per la salute. Secondo quanto riportato dal Censis a giugno, sarebbero ben 11 milioni gli italiani che, a causa di ticket sempre più alti e lunghe liste d’attesa, non si curano più. Un allarme già lanciato da Cittadinanzattiva che, pochi mesi prima, aveva segnalato come a rinunciare alle cure sia circa un italiano su dieci. Non per niente dunque l’appello di Papa Francesco per un’assistenza più equa al Congresso Esc 2016 di Roma è stato accolto positivamente da tutti i cardiologi europei presenti.

Che il binomio tra povertà e carenza di assistenza sanitaria metta rischio la salute è confermato da numerosi studi e indagini. Le disuguaglianze nell’accesso alle cure avevano dimostrato aver causato 260mila morti in più per cancro in uno studio apparso a maggio su Lancet. L’indagine condotta da ricercatori di Harvard, dell’Imperial College e del King’s College di Londra e di Oxford su dati relativi a oltre 70 paesi e nell’arco di oltre 20 anni, ha mostrato che un incremento dell’1% di disoccupazione corrisponde un aumento di decessi per cancro pari a 0,37 ogni 100 mila persone.

A conferma del ‘circolo vizioso’ contro cui il Pontefice mette in guardia è stato anche uno studio presentato pochi giorni fa proprio al congresso Esc. Incrociando il reddito con i dati clinici relativi a 30mila persone che avevano avuto un infarto, è emerso che l’incidenza di un secondo evento cardiaco nelle persone più povere è di 25,9 ogni mille persone, mentre in quelle più ricche scende a 14,3.

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