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Ricostruire il volto delle persone tramite il Dna? Potrebbe essere presto possibile

E se si potesse ricostruire il volto di una persona solo con il suo Dna? I serial killer avrebbero le ore contate, risponderebbero i detectiv, ma i romanzi gialli sarebbero sicuramente meno avvincenti, direbbero gli scrittori. Certo è che sarebbe una grande innovazione che implicherebbe però problemi etici e legali molto complessi. Fatto sta comunque che ci si potrebbe arrivare molto presto grazie ad uno scienziato americano, Craig Venter, accolto però con scetticismo dai suoi colleghi.

La ricerca
Lo studio, condotto dalla compagnia Human Longevity fondata da Venter e pubblicato su Pnas, ha analizzato approfonditamente il genoma di 1061 persone di etnie diverse tra i 18 e gli 82 anni, di cui sono stati raccolti anche dati fisiologici come altezza, peso, suono della voce, colore di occhi e capelli.

Il team, spiega un comunicato di accompagnamento, è stato in grado di predire accuratamente a partire dal Dna alcune caratteristiche, come colore della pelle o degli occhi, mentre è stato più difficile risalire ad altri tratti somatici. Per risolvere il problema è stato sviluppato un algoritmo, chiamato ‘di massima entropia’, che ha cercato di accoppiare correttamente un Dna con la fotografia del proprietario.

“In media – scrive il team in un comunicato – è stato possibile effettuare la corretta identificazione di otto persone su dieci in un pool di fotografie di persone di diverse etnie, mentre di 5 su 10 se le fotografie erano tutte di partecipanti afroamericani o europei”.

A mettere in guardia sulle possibili implicazioni è lo stesso Venter. Utilizzando un campione maggiore di persone, scrive in un comunicato, sarà possibile aumentare la precisione, ma lo studio è già una prova del fatto che il riconoscimento tramite Dna è possibile.

“Abbiamo fatto questo studio per provare che il genoma codifica tutto quello che ti fa diventare come sei -afferma lo scienziato – Siamo preoccupati dal fatto che il pubblico e la comunità scientifica non sono adeguatamente attenti al bisogno di una maggiore protezione per la privacy nell’era della genomica”.

Opinioni contrastanti
L’affermazione, riportano sia il sito di Nature che quello del Mit, è però stata accolta freddamente dalla comunità scientifica, secondo cui l’analisi non dà l’identikit di una persona specifica, ma solo quello più probabile di una persona di una data etnia.

“L’articolo non dimostra che gli individui possono essere identificati dal Dna – afferma ad esempio Mark Shriver della Pennsilvanya University, uno dei revisori dell’articolo – questa affermazione equivoca totalmente quello che hanno fatto e quello che hanno trovato”.

Secondo diversi ricercatori, tra cui un ex collaboratore di Venter che figura anche tra gli autori dell’articolo su Pnas, per il momento l’analisi messa a punto da Human Longevity non aggiunge nulla a quello che è già possibile fare con le conoscenze attuali, che permettono di risalire al colore degli occhi o dei capelli da analisi più semplici del Dna.

Yaniv Erlich della Columbia University ha addirittura pubblicato su bioRxiv uno studio che dimostra che se si conosce etnia, età e sesso di una persona è possibile identificarla in un set di fotografie con una precisione simile a quella emersa dallo studio.

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