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Ricerca aliena: 20 anni in ascolto ma ancora nessun segnale

Era il 1997 quando anche l’Italia ha cominciato a cercare di rintracciare segnali di vita aliena; 20 anni fa il nostro Paese aderì al progetto Seti (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) il programma per la ricerca di intelligenze extraterrestri lanciato nel 1960 dall’astronomo americano Frank Drake.

La storia
“Da allora abbiamo captato moltissimi segnali, alcuni dei quali sospetti e alcuni veramente intriganti, ma finora mai confermati”, ha detto il pioniere italiano in questo campo di ricerca, l’astronomo Stelio Montebugnoli, che ha lavorato al radiotelescopio di Medicina (Bologna) dell’Istituto Italiano di Astrofisica (Inaf). Fu lui a prendere contatti la Nasa e con Drake e ad avviare anche nel nostro Paese una ricerca tanto originale quanto difficile. A compiere questi primissimi passi, accanto a Montebugnoli, l’attuale presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inf), Nicolò D’Amico.

A segnare il passaggio alla vera e propria fare operativa era stato l’arrivo dagli Stati Uniti dello strumento che faceva capo al programma Serendip del Seti. Collegato alle parabole del radiotelescoprio di Medicina, raccoglieva dati senza interferire con la normale attività di osservazione. “In questo modo abbiamo lavorato per dieci anni”, anche se con risultati “purtroppo negativi”. Non è mai stato possibile ricevere più di una volta nessuno dei segnali più interessanti: solo questo ascolto ripetuto avrebbe significato una scoperta, così come prevedeva il protocollo internazionale.

Il problema, ha spiegato Montebugnoli, è che “si suppone che ET, nel caso si voglia far sentire, ci invii un segnale radio molto semplice e che in natura non esiste, facilmente distinguibile dai segnali radio naturali che arrivano dal cielo alle antenne dei grandi radiotelescopi. Ma in primo luogo non è affatto detto che ET voglia farsi sentire”. Probabilmente, ha aggiunto, bisognerebbe “cambiare approccio” e “introdurre nuovi paradigmi di ricerca”. Forse “abbiamo osservato nel modo, nel punto o nel momento sbagliato”.

Finora si è cercata soprattutto la cosiddetta ‘portante’, ossia un segnale uniforme che funziona come canale di trasmissione. “Sono convinto che valga comunque la pena continuare a cercare la portante radio”, ma si deve fare anche altro. Potrebbe essere opportuno cercare “segnali digitali”. Basti pensare, ha detto Montebugnoli, che se un’ipotetica civiltà extraterrestre osservasse la Terra, vedrebbe segnali radio solo per 200 anni sui 4.000 di storia della nostra civiltà, ossia dal periodo delle prime trasmissioni radio fino al 2050, quando tutto il pianeta cablato e non si useranno più i segnali radio.

C’è da dire che le probabilità di ascoltare segnali interessanti possono aumentare con la scoperta di nuovi pianeti esterni al Sistema Solare: “bisogna sintonizzarsi sul trasmettitore di ET”. Certamente, ha concluso “quella del Seti è una ricerca estremamente complicata” perché “è difficile cercare quando non si sa che cosa cercare, ma vale la pena provarci perché sono convito – ha concluso – che l’uomo sia sempre pronto a raccogliere le sfide più incredibili”.

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