Home » Medicina » Retinopatia nei prematuri: l’uso pre-natale di steroidi riduce il rischio

Retinopatia nei prematuri: l’uso pre-natale di steroidi riduce il rischio

(Reuters Health) – La somministrazione di steroidi prima della nascita sarebbe associata a una riduzione del rischio di retinopatia del prematuro. È quanto emerge da uno studio coordinato da Jason Yam, della Chinese University di Hong Kong, e pubblicato dal British Journal of Ophthalmology.

Lo studio
Su 28 studi considerati, il team ha preso in considerazione 13 ricerche che valutavano direttamente l’associazione tra uso di steroidi prima della nascita e l’insorgenza di retinopatia del prematuro, includendo, complessivamente, 4.999 neonati e 792 casi di grave retinopatia. Dai risultati è emerso che gli steroidi somministrati prima della nascita erano associati a un ridotto rischio di retinopatia del prematuro e a progressione a retinopatia più grave. Ulteriori indagini, inoltre, hanno evidenziato che il beneficio del trattamento farmacologico prenatale sarebbe indipendente dall’uso di ossigenoterapia e dello stato di distress respiratorio.

I commenti
“Questi risultati sono di notevole importanza per i paesi a basso/medio reddito, che hanno una maggiore incidenza di cecità associata a retinopatia del prematuro”, dice Jason Yam. Gennady Landa, dell’Icahn School of Medicine al Mount Sinai di New York, sottolinea i limiti dello studio. “Lo svantaggio di questa meta-analisi è il suo carattere eterogeneo e la mancanza di studi prospettici randomizzati di confronto”. E nonostante non siano stati evidenziati effetti avversi gravi sul feto o sulla madre dopo un ciclo di steroidi dati prima della nascita, “gli effetti collaterali sulla madre degli steroidi possono includere ritenzione di liquidi, aumento della pressione sanguigna e nelle donne con diabete gestazionale, possono interferire con il controllo della glicemia”, ha concluso l’esperta, sottolineando come più cicli di steroidi possano “influenzare negativamente la crescita uterina, con possibili danni come obesità e aumento del rischio cardiovascolare da adulti”.

Fonte: British Journal of Ophthalmology
Marilynn Larkin
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Add To TwiiterRetweet This Post item information on FacebookShare This Add LinkedinLinkedin Digg ThisDigg This Add To Del.icio.usBookmark This

About The Author

Lascia un commento

*