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Pneumologia: dalle stampanti 3D un dispositivo per bimbi affetti da gravi patologie respiratorie

shutterstock_261454481(Reuters Health) – Un gruppo di medici statunitensi, dell’Università del Michigan, ha trattato tre bambini affetti da una patologia delle vie aeree, in molti casi fatale,  impiantando loro un dispositivo stampato in 3-D che migliora la respirazione e cambia forma, adattandosi alla crescita dei bambini.  Lo studio è stato pubblicato sul Journal Science Translational Medicine. I dispositivi, progettati per adattarsi all’anatomia di ogni bambino, sono dei tubi cavi e porosi che, posizionati a livello delle vie aeree colpite, formano una sorta di impalcatura di sostegno. Il dispositivo è stato realizzato con un materiale bioassorbibile, noto come policaprolattone, che si dissolve nel tempo, partendo da una stampante 3-D.

In questo tipo di stampa, i materiali vengono aggiunti strato dopo strato per creare prodotti personalizzati. Le stampanti 3-D sono già state utilizzate in medicina per creare diversi tipi di impianti “su misura”, come mandibole, fianchi, apparecchi acustici.”Questo è il primo impianto, stampato in 3-D, specificamente progettato per adattarsi ai cambiamenti anatomici del bambino in  crescita e capace col tempo di riassorbirsi”, dichiara il dottor Glenn Green, uno degli autori dello studio e professore associato di otorinolaringoiatria pediatrica presso l’ospedale Pediatrico C.S. Mott dell’Università del Michigan.

I bambini dello studio soffrivano di tracheobroncomalacia, una condizione tipicamente fatale in cui le pareti della trachea e dei bronchi sono più deboli, a rischio di collasso, e questo può condurre ad insufficienza respiratoria e arresto cardiaco. Precedentemente per curare bambini con questa problematica sono stati utilizzati dei dispositivi  fissi,  che richiedevano poi la sostituzione, al fine di adattarli ai continui cambiamenti anatomici.

Green sostiene che  K. G., il primo bambino che ha ricevuto l’impianto tre anni fa, ora sembra essere guarito, e l’impianto è stato riassorbito.  “Il dispositivo ha funzionato meglio di quanto avremmo potuto mai immaginare”dichiara i clinico statunitense.

Prima che fossero messi a punto questi impianti, i bambini con tracheobroncomalacia venivano sedati e sottoposti a respirazione artificiale per mezzo di tubi inseriti a livello della trachea.  “Ora questi bambini sono a casa con le loro famiglie  e invece di essere costretti a rimanere sdraiati per settimane, possono stare in piedi e correre”, conclude Green. Il prossimo step?  “Sicuramente studiare ulteriormente il dispositivo in uno studio clinico più ampio”, sostengono i ricercatori.

Julie Steenhuysen 

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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